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Televisione. Esercizio 3

13 Luglio, 2009 · Lascia un Commento

Prendete blocco e penna per i vostri appunti.

Questa volta eliminiamo le immagini, ed ascoltiamo solo i suoni. Quindi togliete la luminosità allo schermo del televisiore, o giratelo verso la parete, in modo da non vedere le immagini.

Ascoltate cosa dice il telegiornale, un film o la pubblicità.

Provate ad immaginare la storia. Chiudete gli occhi, se può aiutarvi. Scrivete poi sul vostro blocco di appunti le sensazioni visive che avete avuto dall’ascolto.

Vi consiglio questo esercizio durante la messa in onda dei telegiornali. Potrete notare come, senza le immagini, il messaggio che vi raggiunge sia superficiale, e vi sembrerà che al discorso manchi qualcosa. Potrebbe addirittura venirvi voglia di spegnere la televisione, perché sentirete questa incompletezza come un affronto alla vostra attenzione e alla vostra intelligenza.

Per contro riuscirete a prendete consapevolezza sull’importanza dell’immagine, e di come questa venga utilizzata molto spesso al posto delle parole.

Si dice che “l’immagine vale più di mille parole”. Indubbiamente è vero: l’immagine dice tanto, ma siete voi (ognuno di voi) ad interpretare le immagini. Una stessa immagine può essere interpretata diversamente da due persone diverse. Questo dipende dagli strumenti interpretativi di ciascun fruitore.

Pensate adesso ai bambini. Come possono interpretare certe immagini non disponendo di strumenti interpretativi come può averne una persona adulta?

Meditate su questo.
Siete sicuri di avere ancora bisogno della televisione?

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Le rotatorie come non luogo

9 Luglio, 2009 · Lascia un Commento

Giriamo attorno alle rotatorie come i musulmanti girano attorno alla pietra nera.

Le rotatorie sono spuntate come funghi nel tracciato urbano, abolendo gli odiosi semafori che ci obbligavano a stressanti code, trasformado le strade rette in strade curve, obbligandoci a girare attorno, a compiere cerchi devozionali in omaggio alla fluidificazione del traffico, allungano il percorso che ci porta da un punto A ad un punto B.

Non stiamo più fermi al semaforo, giriamo attorno come dei girotondini (può esistere un’analogia tra il fenomeno politico sociale dei “girotondi” e il nuovo assetto urbanistico creato dalle rotatorie?).
Ho chiesto ad amici e conoscenti cosa ne pensano delle rotatorie.

Alcuni mi hanno risposto che quando esistevano i semafori, erano sicuri che con il semaforo verde sarebbero passati o avrebbero diminuito la coda.
Altri mi hanno detto che sono diminuiti gli incidenti gravi, perché le rotonde fanno diminuire la velocità e in caso di incidente i danni sono minori.
Altri ancora mi hanno detto che quando vanno con la bicicletta hanno un po’ di timore nel superare una rotatoria. L’hanno definita “cerchio della morte” o anche “roulette russa”.
Ma ritorniamo al nostro argomento principale: le rotatorie come “non-luogo”. Cosa significa?

Nell’assetto urbanistico delle nostre città ogni componente ha un significato preciso a cui si associano valori e funzioni. Essi sono dinamici: possono essere risemantizzati nel corso del tempo, possono cambiare ogni qualvolta vengano aggiunti/rimossi elementi architettonici o urbanistici. I quartieri residenziali, ad esempio, sono caratterizzati da una serie di elementi urbanistici (marciapiede, piste ciclabili, parchi, etc.) che si caricano di valori simbolici e funzionali e che permettono che una casa in quell’area costi di più rispetto ad un’altra zona della città.

Ad ogni luogo, nel piano urbanistico, è legata una precisa funzione, un valore simbolico, uno stile di vita (il posto per i bambini, quello per gli anziani, il luogo per gli immigrati etc.).

Le rotatorie, in questo senso, rappresetano dei non-luoghi, degli spazi di forma circolare all’interno dei quali non è prevista una funzione per il cittadino. Sui marciapiedi si cammina, sulle panchine del parco ci si siede, sulla strada si va con la macchina camion moto. Ma all’interno delle rotonde? Avete mai visto qualcuno sedersi in una rotatoria e leggere il giornale? O prendere il sole? O dei ragazzi giocare?

La rotatoria inizia la sua significazione come non luogo. La sua funzione è quella di fluidificare il traffico, ma lo spazio al suo interno non ha nessuna funzione-significato.
Ma evidentemente anche gli assessori al traffico hanno notato questa mancanza di significato e hanno voluto investire questo spazio di significati “accessori”.
Ecco all’ora che all’interno delle rotatorie nascono monumenti celebrativi, che hanno la funzione di risemantizzare questo non-luogo.
In provincia di Treviso, ad esempio, in molte rotatorie si può vedere un cartello con evidenziato il progetto del comune di costruire rotonde. La rotatoria viene celebrata come parte di un progetto di assetto urbanistico e diventa celebrativa di se stessa.

Un altro monumento celebrativo all’interno della rotatoria è la fontana con il suo gioco d’acqua. In questo caso la rotatoria diventa elemento estetico e punta a ricongiungersi esteticamente con il paesaggio circostante.

Molto spesso la rotatoria diventa uno spazio verde, a volte affittato ad aziende del settore che allestiscono un piccolo giardino con tanto di fiori e piante. Questo spazio verde, pur essendo pubblico, non si presta ad essere calpestato. Anche in questo caso la rotatoria diventa un elemento estetico che ricollega semanticamente il tracciato stradale con il paesaggio urbano.

Un’altra tipologia, sicuramente esteticamente meno rilevante, è quella della rotatoria con nel mezzo un palo di illuminazione, che ha l’unico scopo di illuminarla e di illuminare la strada.
In nessuno di questi casi la rotatoria è un luogo accessibile al cittadino. Non ha quelle funzioni sociali (di aggregazione, di incontro) che possono avere una piazza, un marciapiede, una fontana in una piazza, un parco giochi. La rotatoria, pur avendo quelle componenti estetiche aggiuntive che abbiamo visto più sopra e che gli danno una significazione urbanistica, rimane comunque un non-luogo, interdetto ai cittadini e alle funzioni di socializzazione.

Rimane unicamente un elemento funzionale al traffico su strada.

Come potrebbero migliorare le funzionalità delle rotatorie. Oltre a fini estetici che abbiamo più sopra visto ho immaginato le rotonde – quelle più grandi – come possibili spazi per impianti fotovoltaici che aiuterebbero a diminuire il consumo elettrico, alimentando segnali stradali elettrici o impianti di illuminazione.

Ma per adesso di rotatorie di tal sorta non ne ho ancora viste.

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L’arte nella (della) pubblicità

7 Luglio, 2009 · Lascia un Commento

La pubblicità non è arte, altrimenti non si chiamerebbe più pubblicità ma si chiamerebbe arte e questo capitolo non avrebbe più senso di esistere.

Tuttavia è interessante notare come una delle aspirazioni della pubblicità sia quella di tendere ad una sua propria “artisticità”. Sono indicativi a questo proposito i molti premi che vengono messi in palio per premiare gli spot migliori.

Riprendiamo il nostro discorso, e vediamo dove ci conduce.

La pubblicità ricorre ad iconografie riconducibili al mondo artistico (dipinti, sculture, nature morte), teatrale, simbolico (l’Inferno e il Paradiso), mitologico (la Dea, la Ninfa), religioso (la Vergine, l’Angelo), storico-letterario e, più in generale, culturale.

In questo modo pubblicità fa uso di determinate figure (retoriche) visive come la “partecipazione magica per accostamento”, in cui l’evocazione di opere artistiche riconosciute pubblicamente come tali, riverbera il loro prestigio sul prodotto; la metafora e la metonimia (affiancate il più delle volte da un testo verbale); o l’antonomasia, che sicuramente è una delle figure più usate (un uomo che usa un certo profumo si pone come “tutti gli uomini”).

Un’altra caratteristica di certe pubblicità, che le pongono ad un grado più elevato d’estetica d’immagine – se così si può dire – è che esse, ricalcando modelli stilistici e modalità compositive delle avanguardie artistiche e facendo uso di particolari procedimenti tecnico-fotografici e cinematografici, istituisce stretti rapporti col mondo artistico proponendosi a sua volta come “fenomeno artistico” e, più precisamente, come “pubblicità artistica”.

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Rotatorie come metafora

3 Luglio, 2009 · Lascia un Commento

Come si possa girare attorno ad un problema senza quindi risolverlo è pratica comune per gli azzeccagarbugli di turno. In modi di dire che riecheggiano un antico e forse – speriamo di no, ahinoi! – perduto buon senso si ritrova il concetto del cerchio, non tanto come forma perfetta, ma come percorso e direzione.

Il cane che si morde la coda fa un cerchio nel suo girare, far quadrare il cerchio, circolo vizioso, girare attorno ad un problema, appunto.

Ecco allora che mi si è presentato un dubbio, ahinoi!, ripeto, un dubbio sulle rotatorie, che riassumo, per non stancarvi con le mie leziosaggini: non è che, urbanisticamente parlando, la costruzione di rotatorie sia un modo per girare attorno ad un problema senza tuttavia risolverlo, o quantomeno attenuarne, ma in maniera strutturale, le esizialità?

Rotatorie, PUT (piano urbano traffico?), tangenziali e sensi unici, non mi sembra abbiano lo scopo di limitare il traffico, ma di far girare le macchine, possibilmente senza mai fermarsi. Giri attorno, giri attorno e alla fine arriverai alla tua meta. Magari ti gira la testa e forse qualcos’altro, ma non importa. Preferivi stare in coda al semaforo? Fermo per cinque minuti? Non è meglio girare in tondo, magari per sette minuti, ma non fermarti, non dover aspettare? Tutti questi sistemi urbanistici hanno il compito – a me pare proprio così – di darti la percezione di fare meno strada, abolendo una distinzione tra il reale e il percepito.

Hai la sensazione che ci sia meno traffico, o meglio che il traffico sia lo stesso, ma più scorrevole. Non ti poni più il problema del tempo impiegato, o te lo poni in maniera diversa, perché preferisci impiegare tre-cinque minuti in più ma non aspettare in coda, piuttosto che rimanere intrappolato nella tua vettura senza la possibilità di andare avanti e indietro. E giri, giri, giri, giri…

Giro giro tondo casca il mondo casca la terra tutti giù per terra.

Il problema del traffico (delle polveri sottili, dello smog, del rumore…) non si risolve con le rotatorie, ma diminuendo le autovetture in circolazione. E come si fa a diminuire le autovetture in circolazione? Con i divieti?

La Toyota ha introdotto per prima una macchina ibrida (la Prius) che sotto i 50 km orari funziona ad elettricità, sopra ai 50 km/h funziona a benzina e ricarica la batteria. Ma se i giapponesi ci hanno copiati da decenni le nostre macchine, non è che per una volta (ma anche due, e tre e quattro, ecc.) li possiamo copiare noi? Invece della Punto nuova non potevano fare una Punto ibrida? Inquini meno, sicuramente, non risolvi il problema ma almeno ci provi, sotto i 50 all’ora vai elettrico.

Il fumo provoca il cancro.
Fumare fa male al tuo bambino/a.
Fumare fa male a chi ti sta vicino.
Fumare nuoce gravemente alla salute.
Il fumo crea danni all’apparato circolatorio e ai polmoni.

Perché queste frasi non le scrivono anche sulle automobili?
Avete sentito qualcuno che ha detto: “aspetta che mi prendo una boccata d’aria e metto in moto la macchina” aspirando dal tubo di scappamento?

Le piste ciclabili. Funzionano così: si caricano le biciclette sulla macchina, si va in macchina alla più vicina pista ciclabile, si scaricano le bici, si fa un giro con la bicicletta lungo la pista ciclabile, si rimette la bicicletta in macchina e si va alla ricerca di un’altra pista ciclabile – in macchina, ovvio.

A Vicenza, sulle nuove rotatorie, hanno lasciato anche uno spaziuncolo per la pista ciclabile. Cazzo, sono in bici, potrei andare dritto, e invece mi tocca fare un semicerchio! E la pista ciclabile sulla rotatoria l’hanno colorata di rosso. Perché un colore che ricorda così verosimilmente il sangue?! Mi viene l’angoscia solo al pensarci.

E anche le strisce pedonali adesso le fanno sopra uno sfondo rosso. Come a dire: stai attento, stai molto attento. Potresti venire schiacciato come un porcospino.

Che dire?

Meglio in macchina piuttosto che a piedi?
Ma sì, facciamoci anche questa ennesima rotatoria.

P.S. = le rotatorie funzionano bene se non c’è troppo traffico. Quando invece il traffico è notevole, per entrare in rotatoria devi gettarti

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Televisione. Esercizio 2

2 Luglio, 2009 · Lascia un Commento

Questo esercizio riguarda la pubblicità.

Ricordatevi che le trasmissioni televisive funzionano grazie alla pubblicità (non solo le televisioni televisive, ma tutti i media). I profitti della pubblicità costituiscono il corpo della televisione e quello viene trasmesso è in funzione del vostro acquisto immediato o futuro.

Ma ritorniamo al nostro esercizio.

Munitevi sempre di carta e penna per prendere appunti.

Anche in questo caso guardate la televisione senza l’audio. Osservate le varie pubblicità e cercate quale può essere l’elemento visivo che le accomuna.

In secondo luogo provate a dare un senso a quello che vedete. Questo esercizio andrebbe fatto avere prima visto la pubblicità con l’audio, ma se conoscete già lo spot che va in onda fate comunque l’esercizio. Magari abituatevi a togliere l’audio ogni volta che viene trasmessa la pubblicità.

Infine provate a scrivere quello che secondo voi stanno dicendo i personaggi della pubblicità. Se non ci sono personaggi provate a scrivere le frasi che potrebbero accompagnare le immagini che vedete.

Buon divertimento.

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Televisione. Esercizio 1

24 Giugno, 2009 · 3 Commenti

Munitevi di un blocco per gli appunti e di una penna, un pennarello o una matita. Vi sarà utile per prendere appunti.

Accendete la televisione. Togliete l’audio con l’apposito tasto “mute” o abbassate il volume fino ad eliminare l’audio.

Osservate attentamente i personaggi del teleschermo, sia che stiate guardando un telegiornale, uno sceneggiato, un film, un documentario o anche la pubblicità.

Provate a scrivere cosa stanno facendo i personaggi. Studiate le loro emozioni guardando le espressioni del volto o la gesticolazione. Provate anche a scrivere cosa secondo voi stanno dicendo i personaggi.

Questo esercizio mette in risalto tutto il linguaggio visivo della rappresentazione televisiva.

Se avete un videoregistratore provate a registrare il programma del vostro esercizio, e una volta terminato provate a rivedere il programma con l’audio e confrontatelo con i vostri appunti.

Avrete sicuramente delle sorprese, e la cosa potrà anche farvi sorridere.

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Citazioni

15 Giugno, 2009 · Lascia un Commento

Ho trovato questo breve brano di critica televisiva leggendo un libro di Stefano Benni (Achille piè veloce, Feltrinelli Economica, Milano 2005 [2003], p. 86).

Ve lo riporto perché insisto nel farvi affrontare questo argomento nel modo più critico e, se mi fosse possibile, nel farvi smettere di vedere la televisione – o di farvela vedere in maniera più critica e attenta – nella recondita speranza che già accada.
Ecco il brano:

“[...] [La televisione] È un luogo di malattia dove tutti parlano insieme, sovrapponendosi uno all’altro, oppure parlano e fingono di non ricordare ciò che hanno detto. Esattamente come nei manicomi. Ma lì non rischi l’elettrochoc, e ti pagano pure. Locus miser! Clinica di lusso, dove il comformismo festeggia l’impunità di definirsi trasgressione. Caserma di imboscati, camerateschi con i superiori, sadici con i deboli. Luogo di mostri gozzuti, condannati a copulare in eterno tra loro.
[...]
Ma come rinunciare alla sua comodità? Una pozzanghera che riflette tutto il dolore del mondo, e che puoi asciugare in un attimo. Una grata di confessionale in casa tua, e dentro un prete in lustrini.”

Ho trovato un altro brano. Eccolo:

“[...]Lei diceva: «Ma non vedi che tutto è stupido? Non vedi che ci prendono per dei deficienti?». E lui: «No, no, c’è una cosa che mi interessa». [...] Allora [lei] ascoltava il suono della televisione in altri appartamenti del condominio, sentiva l’eco di una musichetta o la voce d’uno di quei personaggi che fanno gli imbecilli sullo schermo, secondo le sue precise parole, e pensava a quanta gente era lì come loro ad ammazzare il tempo senza avere niente da dirsi, come dei mezzi morti in una tomba dove sono seppelliti prima del tempo.”
(CELATI, GIANNI, Cinema Naturale, Feltrinelli, Milano 2001, pag. 46)

Tiziano Scarpa, sulla televisione:

“I narratori italiani Cannibali hanno detto chiaro e tondo che non c’è da avere nessuna speranza, purtroppo, nelle classi tartassate dall’ipnosi televisiva. Sono deboli vittime di una violenza spirituale inaudita [...]. Da loro non arriverà niente. Solo consenso elettorale a chi le incula a furia di campionati di calcio, pubblicità, musica scadente, varietà dell’ininterrotto sabato sera giornaliero eterno in cui si è trasformata la nostra comunità nazionale teleperversa.
Lo so. Lo so perché sono fregato anch’io. Chi mi frega sono i ritornelli che mi entrano in testa e costringono il mio cervello a canticchiare melodie che la mia anima disprezza. [...]
Restiamo impalati davanti alla tivù a denigrarla, per ore e ore, giorno dopo giorno, senza essere capaci di distogliere lo sguardo per un attimo.” (SCARPA, TIZIANO, Batticuore fuorilegge, Fanucci, Roma 2006, pp. 145-146)

Elémiere Zolla (fonte Il Sole24Ore, Domenica, 30 Aprile 2006):
“L’industria culturale genera intorpidimento e malessere. Chi acquista un televisore non lo fa per un miraggio di felicità, ma per gettare zavorra nella desolazione quotidiana”

“[...] non mettiamo la Tv a capotavola: quella è una sede simbolica, è il posto del capofamiglia, e questa cattiva abitudine uccide il silenzio gravido di affetti, quel discorrere anche tumultuoso che fa di un desco familiare un contesto insostituibile.” (CAPRETTINI, GIAN PAOLO, La scatola parlante, Editori Riuniti, Roma 1996, pagg. 14-15)

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Metafore della velocità

14 Giugno, 2009 · Lascia un Commento

Nella socità occidentale il tempo è denaro.
Quindi chi ha più tempo (libero?) ha più denaro.
Chi ha poco denaro ha, di conseguenza, poco tempo. Dunque deve guadagnare tempo e, per farlo, la soluzione che la nostra società ci propone (impone?) è quella di essere più veloci. Che vuol dire andare di fretta, mangiare in fretta, bere il caffè in piedi.

Dagli albori della pubblicità (Carosello) il tema della velocità è stato un leit-motiv: dagli elettrodomestici – lavatrici, lavastoviglie, ecc. grazie ai quali la casalinga poteva guadagnare tempo libero (che avrebbe speso a scegliere l’ombretto, il mascara, l’abito pubblicizzato per farsi bella) – fino alle automobili.

Lo stesso messaggio pubblicitario (e, in generale, i programmi televisivi) hanno assunto, dagli anni ‘50 ad oggi – una velocità frenetica, un ritmo veloce, sincopato.

Ma ritorniamo alle automobili.

In questo caso la velocità non è funzionale al tempo che si guadagna, ma a se stessa. È il gusto di andare veloci, il piacere provocato dall’accelerazione del turbo, lo sprint al semaforo.

Tutto questo mentre vediamo affissioni stradali dove è scritto: “Meglio perdere un minuto nella vita che la vita in un minuto”. Ma allora perché mi vendono automobili che in quindici secondi raggiungono i cento chilometri orari?

Nelle pubblicità delle automobili un concetto dominante è quello della libertà. E la velocità è una metafora della libertà.

La pubblicità che mi piacerebbe vedere

Con i limiti di velocità fissati dal nostro codice della strada (50, 70, 90, 110, 130 Km/h) è proibito andare oltre una certa velocità. Ma nella pubblicità la velocità è sinonimo di libertà, e cattura le fantasie di molti automobilisti.

La pubblicità dice le bugie, per questo mi piace (il suo poter mentire, o forse meglio bleffare), ma non è il tipo di pubblicità che vorrei vedere.

Sarei contento se vedessi o ascoltassi una pubblicità del genere:

«Quando sei fermo, spegni il motore, così inquini meno» (ne ho vista una con questo messaggio a Livigno);

oppure:

«La nostra macchina ha un motore che inquina di meno e consuma di meno, anche se non raggiunge velocità elevatissime. Tuttavia è poco logico offrirvi un’auto che superi i limiti di velocità consentiti nel vostro Paese».

Quest’ultima sarebbe una pubblicità veritiera, e per questo non è possibile produrla. Non farebbe leva sul desiderio, ma sul nostro senso etico, sulla serietà.

Quando potrà esistere una pubblicità di questo genere?

Quando, per l’appunto?

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