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Post da Agosto 2007

La nuova Fiat

3 Agosto, 2007 · Lascia un Commento

Ho visto alla TV la pubblicità della nuova fiat – credo sia la punto, quella con il turbo.Ci sono tre macchine una rossa una bianca e una verde.È chiaro il riferimento alla bandiera italiana. Queste macchine partono e vanno veloci. Così sembra. Attraversano strade con sanpietrini. Sono in un centro storico? Strano non ci sono persone, come in molte altre pubblicità di automobili che attraversano “città ideali”, cioè città che non sono le nostre città. 

Queste tre punto corrono e sembra che stiano facendo una gara. Una gara in centro storico? E i limiti di velocità? Non sono fissati nei limiti di 50 Km all’ora? Nell’immaginario maschile la macchina è per definizione velocità e potenza.

Nel mio immaginario la macchina è rispetto dell’ambiente. Perché non copiamo un po’ anche noi i giapponesi – che ci hanno sempre copiati – e non facciamo delle fiat ibride (benzina + elettrico)?È poi basta con questo obsoleto tema della velocità.

Categorie: pubblicità

Mi piace la pubblicità

3 Agosto, 2007 · Lascia un Commento

La pubblicità mi piace perché dice le bugie. Anche i politici le dicono. Però essi mi piacciono di meno. Addirittura non mi piacciono.

Categorie: pubblicità

La spettacolarizzazione del sè

2 Agosto, 2007 · Lascia un Commento

Finora ho parlato dei blog personali come di qualcosa legati al concetto di scrittura diaristica, quindi, per definizione, di scrittura privata.

 

Ma non posso non pensare che esista anche il fenomeno opposto. Quello cioè di voler mettere in mostra se stessi ad un pubblico il più vasto possibile.

 

Del resto una delle caratteristiche della società attuale è quella della spettacolarizzazione: lo sport, la scienza, la politica, tutto diventa spettacolo. Viene cioè arricchito e messo in scena per essere visto, applaudito, esaltato. Non viene solo reso pubblico, ma viene soprattutto pubblicizzato.

 

Allo stesso modo non posso non pensare che molti blog personali nascano proprio da questo desiderio: quello di essere visti, applauditi, letti. È dunque un mettersi in mostra, un voler rivelare se stessi.

Categorie: metablog

Narrare se stessi

2 Agosto, 2007 · Lascia un Commento

Scrivere è un modo per rielaborare i propri pensieri e per darne una sistemazione all’interno del nostro concetto di Io e al nostro concetto di realtà.

 

Se qualcuno di voi ha letto “La coscienza di Zeno”, di Italo Svevo, potrà avere un’idea precisa del concetto. Nella nostra società occidentale, quella economicamente e tecnologicamente forte, il fenomeno del blog personale sembra assumere questa caratteristica dominante. È molto più di un diario, è un blog, e la sua pubblicazione significa uscire dalla scrittura privata (quella che può essere rappresentata da un diario), confrontarsi con le persone. Implica oltretutto una rielaborazione psichica ulteriore rispetto alla scrittura diaristica, ma con essa – per le caratteristiche della Rete – ha anche alcuni tratti in comune che riguardano l’identità della persona che nel blog non è sempre conosciuta.

 

Se con il diario io parlo a me stesso, lo stesso posso fare con il blog, perché la mia identità – a meno che non lo voglia di mio proposito – non è esplicitamente svelata.

Posso scegliermi un nickname di fantasia, posso travestire la mia identità (maschile vs femminile), la mia classe sociale (ricco vs povero), il mio effettivo lavoro.

 

Il pubblico che mi rivolgo è comunque un pubblico virtuale, che non vedo fisicamente, dove non ho un rapporto visivo: non devo guardare negli occhi nessuno. E questo  mi libera dalla autocensura che attualizzerei se fossi in un teatro, davanti ad un pubblico, e dovessi raccontare i fatti intimi della mia esistenza. Allo stesso tempo scavalco la logica del diario – nascosto nel mio cassetto – e mi espongo ad un pubblico reale ma con le caratteristiche dell’immaterialità (del virtuale). 

 

Se tanta gente si racconta attraverso i blog, tanta gente – nella nostra società occidentale – ha bisogno di esprimere qualcosa di sè che non trova altri canali di sfogo. 

 

Anche in questo caso non è una critica alla società, non voglio dare un giudizio di valore, ma semplicemente constatare le ragioni di un fenomeno così complesso come quello dei blog.

Categorie: metablog

Quando un blog è morto?

1 Agosto, 2007 · 1 Commento

Il web è pieno di virtuali cadaveri. Siti non aggiornati, fermi a uno due anni fa, se non di più. Blog che non sono mai nati (senza nessun post), o che hanno avuto una breve vita e rimangono in rete, come fossilizzati. 

Molti blog di carattere personale hanno questo destino. Vengono aperti per provare la novità, per essere blogger per un giorno, per sfogarsi e non parlarne più. Ci sono milioni di blog ammuffiti sul web, che rimangono lì a funghire senza più nessuna possibilità di nuova vita. E ogni giorno nascono nuovi blog, anch’essi destinati a un futuro di fossile.

Nemmeno qui voglio dare un giudizio di valore. Questo è il web, questi sono i comportamenti di molti blogger.

 

Allo stesso modo di un oggetto materiale, che buttiamo via anche solo per il semplice fatto che siamo stanchi di vederlo, così un oggetto immateriale, di pixel, fa la stessa fine. Viene gettato via, o meglio abbandonato, lasciato in balia di se stesso.

 

Ormai consumare non è più solo un nostro diritto, è un nostro dovere.

Ho sempre pensato di fare il collezzionista di blog spenti. 

Un blog abbandonato inquina meno di un sacchetto di plastica.

Se solo potessi fare il conto di quanti sacchetti di plastica sono passati tra le mie mani…

 

Sto uscendo dal tema.

Dunque mi fermo.

Categorie: metablog

I blog personali: il grado zero della scrittura

1 Agosto, 2007 · Lascia un Commento

 

 

Mi rifaccio – e vi rifaccio, ovvio, sono in un blog, cioè in uno spazio virtualmente pubblico – la iniziale domanda: perché una persona spreca risorse, tempo, connessione, elettricità, per scrivere senza remunerazione economica in un blog?

Risposte possibili: 

a) perché ha pochi amici con cui confidarsi;

b) perché vuole avere molti amici, e non nella stessa città o nello stesso Paese;

c) per sfogarsi.

 

Analizziamo il punto c) perché spiega il titolo di questo post.

Cos’è il grado zero della scrittura? E poi, perché scriviamo?

Il grado zero della scrittura è l’urlo, l’imprecazione, il grido di dolore, è uno sfogo primario.

Non è soggetto a nessun tipo di elaborazione psichica.

 

Un esempio classico di grado zero della scrittura sono le scritte sui muri.

Potremmo riporci la domanda iniziale: cosa spinge una persona a scrivere sui muri – rischiando sanzioni economiche e non guadagnando nulla?

È la stessa motivazione che spinge una persona a scrivere un post?

Probabilmente sì, ma scrivere un blog è già un avanzamento verso un gradino superiore al grado zero della scrittura. Implica una rielaborazione psichica ulteriore.

 

Chi scrive allora sui blog?

La maggioranza dei blog sono di natura personale. Fatti quotidiani, chiacchiere, piccole cose. Non voglio dare un giudizio di valore. Intendo solo confermare un fatto che viene registrato dalle maggiori aziende che analizzano il fenomeno del weblog.

I blog di natura specialistica sono una minoranza.

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