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Post da Ottobre 2007

Affissioni vs Graffiti

16 Ottobre, 2007 · 7 Commenti

 

Negli anni ‘80 il fenomeno americano dei graffiti cominciava ad essere studiato in Italia da ricercatori di storia dell’arte contemporanea (vedi, tra i primi, Francesca Alinovi e T. Shafrazi).

Ben presto alcuni graffittisti passarono di pieno diritto dalle metropoli della East Coast ai Musei internazionali, basti citare Rammellzee o il più conosciuto Keith Haring.

 

Oggi il fenomeno del graffittismo viene da un lato celebrato, dall’altro denigrado e criticato. Per un verso è un’appropriazione di significato all’interno della città, dall’altro è un semplice sporcare i luoghi pubblici. Questi sono i due termini opposti nel dibattito se il graffittismo sia un’arte o un reato da punire. E in questi termini la questione sembra non avere una via d’uscita: due pareri opposti si annullano a vicenda; rimanendo vincolati alla coppia semantica abbellire versus abbruttire (sporcare) tutti i discorsi portano inevitabilmente alla ragione dell’una o dell’altra parte.

 

Quello che vorrei invece introdurre è un altro concetto, spesse volte sottaciuto, non menzionato forse perché ritenuto implicito nel discorso, ma che può offrirci un altro termine per scavalcare l’infecondo problema se il graffittismo sporchi o abbellisca le città.

L’elemento che prendo in considerazione è quello economico.

Voi tutti vi accorgete che esistono dei luoghi deputati all’affissione di messaggi più o meno persuasivi e che questi spazi sono a pagamento. Nessuno solleva obiezioni sul valore estetico di questi messaggi, e chi si sognasse di strappare questi menifesti o di imbiancarli verrebbe punito con una sanzione.

 

Il paradosso è che mi è capitato di vedere un’affissione pubblicitaria che riprendeva lo stile del graffittismo (un grande graffito sulla fiancata di un autobus, furbi questi creativi!): quindi un’opera di graffiti art legale, che pagava lo spazio occupato alla concessionaria di pubblicità. 

 

In conclusione il fenomeno del graffittismo nelle nostre metropoli è da inquadrare in un discorso più ampio sul piano economico; per contro, le affissioni pubbliche sono da inquadrare in un discorso più ampio, che riguarda il piano estetico.

 

Nelle due foto che presento qui sotto sono esposti due esempi:

un’affissione pubblica (in provincia di Vicenza) e un graffito (a Treviso, lungo il Sile).

 

 

affissione.jpg

 

 

graffiti.jpg 

 

Quale dei due è esteticamente più bello?

Quale dei due paga una tassa per lo spazio che occupa?

Perché pagando posso avere il diritto di “sporcare” una superficie pubblica e veicolare significati e significanti a persone alle quali il mio messaggio può non interessare affatto (o, se volete, perché camminando per una città devo essere tartassato da pubblicità invasive che mi fano domande, mi mostrano cose che non avrei voluto vedere o mi propongono di comprare oggetti dei quali non saprei cosa farmene?)?

E perché, se il suolo è pubblico, cioé di tutti, non posso io stesso appropriarmi di quello spazio e fare un piccolo disegno – senza incorrere in sanzioni?

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Carosello in mostra a Modena

2 Ottobre, 2007 · 1 Commento

Presso il Foro Boario di Modena è visitabile fino al 28 ottobre 2007 la mostra:”Paul Campani, dai fumetti ai cartoon di Carosello”.

L’inventore di Carosello viene celebrato con circa 400 tavole.

Per chi non potesse andarci può trovare qualcosa in Rete nel sito www.paulcampani.it

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Pubblicità invasiva (2)

2 Ottobre, 2007 · Lascia un Commento

 

La pubblicità è l’anima del commercio. D’accordo. Questo si sapeva.

Si sa, ma si preferisce, a volte, ignorarlo, che la pubblictà per vendere ci continua a proporre i suoi messaggi più o meno creativi, le sue argomentazioni a volte – spesso – faziose, i suoi divertenti giochi di parole, le sue bugie. A volte ci suggerisce, a volte ci assorda, spesso invade spazi liberi per insegnarci i suoi ritornelli e i suoi gingle.

 

Così nello spazio della bloggosfera mi capita di imbattermi in pubblicità tra un post e l’altro, a destra a sinistra in alto e in basso dei post. Addirittura nelle parole del post, quando, anche per errore, ci vado sopra con il mouse, si apre una finestra che mi propone un acquisto o semplicemente, ma con furbizia, mi invita a visitare un sito per prendere visione del prodotto tal dei tali.

 

La sensazione che ho avuto è simile a quella di quando tornavo a casa, aprivo la cassetta delle lettere e trovavo pubblicità, pubblicità e pubblicità. Poi ho attaccato all’esterno della cassetta un adesivo con scritto “no pubblicità” e i grammi di carta – se non addirittura gli etti – che dovevo periodicamente portare nel cassonetto della raccolta differenziata sono notevolmente diminuiti.

 

Ritorno alla bloggosfera. Alcuni giorni fa mi sono iscritto ad un sito cosiddetto “Social Network”, forme di giornalismo democratico. Va bene, dico, può essere interessante. Mi registro, inserisco articoli, invio commenti, poi mi accorgo – tra le righe – che la pagina che sto visualizzando e leggendo è piena di pubblicità, anzi dirò di più: è invasa dalla pubblicità.

Sarà giornalismo democratico, penso tra di me, ma in questo caso la pubblicità esprime un regime totalitario.

 

Quando poi trovo una parola sottolineata nel mio post e ci vado sopra, si apre una finestra con un suggerimento pubblicitario.

 

 Aiuto! Mi sento soffocare. E non resisto dall’allontanarmi da questo sito.

 

p.s. = nella figura sottostante le pubblicità sono cerchiate in blu 

 

pb_invasiva2.jpg 

Categorie: pubblicità
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Gioca e vinci

2 Ottobre, 2007 · Lascia un Commento

 

Zigzagando per il web, senza bussola e senza meta, sospinto solo dalla corrente (elettrica?), mi imbatto in curiose invenzioni di cui faccio scorpacciata, pur sapendo del rischio di una possibile indigestione.

 

E mi imbatto questa volta in un gioco antico come i miti, il gioco della fortuna.

Comincio a giocare con una demo e mi stupisco e insieme mi illumino nel vedere i numeri uscire e rivelare la vittoria.

Ma quanto è semplice, a dir poco ingenua e infantile la comunicazione di questa pubblicità.

 

Nella demo vinci sempre. Per quanto ci ho provato e mi sono impegnato a perdere ho sempre vinto.

E la frase che usciva ogni volta diceva:

“Avresti vinto 1000 euro. Ora tenta la fortuna con un gioco vero!”

 

gioco.jpg 

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