spotmediapolis

Post da Agosto 2008

Il parco dei divieti

25 Agosto, 2008 · Lascia un Commento

Chi frequenta studi giuridici può sicuramente visitare Parco Querini a Vicenza per un breve ripasso dei divieti in vigore e del numero dell’articolo a cui si riferiscono.

 

È vietato:

Praticare giochi molesti (Art. 87 Reg. P.U.)

Raccogliere fiori e/o danneggiare il verde (Art. 97 Reg. P.U.)

Usare l’acqua delle fontanelle per la pulizia personale (Art. 90 Reg. P.U.) 

Dormire e/o sdraiarsi sulle panchine (Art. 97 P.U.)

Circolare con velocipedi (Art. 97 Reg. P.U.)

Circolare con motocicli o ciclomotori (Art. 97 Reg. P.U.)

È fatto obbligo di:

Utilizzare gli appositi contenitori per i rifiuti (Art. 87 Reg. P.U.)

Condurre i cani al guinzaglio e dotarli di museruola (Art. 87 Reg. P.U.)

Oltre a questi divieti in bella mostra su cartelli metallici ne esistono altri due realizzati molto artigianalmente dove si può leggere:

“Vietato dare da mangiare agli animali” (in inglese: “No food to animals please”);

e “Vietato salire sugli alberi”.

Ad ogni entrata di Parco Querini, anche la più piccola, appositamente realizzata abbattendo un piccolo pezzo del vecchio muro del parco per l’occasione di una visita papale, è piantato uno di questi cartelli. In tutto ce ne sono quattro. E sono cartelli molto grandi e dunque visibili.

Cosa comunicano questi cartelli?

Entrando nel parco al soggetto viene indicato un “non poter fare”.

 

Pur vantando l’aggettivo “libero”, la società occidentale – o forse solo quella italiana – è piena di divieti (e la libertà tanto decantata è solo una libertà di scelta).

 

Dunque il parco Querini è ricco di cartelli ricchi di divieti.

Quello che invece manca, e nessuno si è ancora sognato di installare, sono dei cartelli che diano indicazioni sul significato storico-artistico del parco (chi era la famiglia querini, perché hanno costruito il parco, dove si trova la villa, etc.).

Forse è conoscendo una cosa che si impara a rispettarla, non vi pare?

 

Ma andiamo avanti, e finiamo questo breve post con un esempio.

All’inizio del ‘900, e almeno fino agli anni ‘30 del secolo scorso, si potevano trovare nei locali pubblici come bar e trattorie dei cartelli con il divieto di sputare per terra – nei mercatini dell’antiquariato è facile trovarne qualcuno ancora oggi. Questo divieto è diventato obsoleto. Non c’è bisogno di un cartello che lo vieti. Difficilmente qualcuno sputa all’interno di un locale pubblico.

 

Evidentemente, se sono presenti cartelli di divieto, significa che esiste la possibilità che alcune persone possano comportarsi in maniera da infrangerlo.

Dunque i cartelli di divieto mi raccontano non solo quello che è vietato, ma anche il grado di civiltà di un popolo.

Cosa posso aggiungere?

Una foto panoramica di una parte del parco… (sigh)

Categorie: polis