Una premessa è d’obbligo, anche solo per spiegarvi perché nasce questo blog.
Potrei iniziare con una parola: rumore.
Per contestualizzare questa parola ne associo un’altra: società.
Per quel che mi riguarda è “società Occidentale post-industriale”.
Aggiungo una terza parola, che mette a fuoco una parte degli interventi di questo blog: pubblicità.
Infine aggiungo un’ultima parola, come una ciliegina sopra la torta: informazione.
Riassumendo:
il rumore di fondo nella società dell’informazione.
Perché parlare di questo tema?
E che cos’è questo rumore?
Apro una parentesi.
Scusatemi per tutte queste domande, e per il fatto che forse questa premessa non vi chiarisca le idee sul blog che vi sto presentando, ma ho sempre ritenuto le domande più importanti delle risposte per almeno due motivi:
1) a volte non esiste una risposta ma più risposte – e non sempre esauriscono la domanda;
2) una domanda è l’inizio di una ricerca, che molto spesso ha come presupposto uno sguardo critico verso fenomeni che vengono ritenuti “naturali”. La domanda favorisce dunque la ricerca di un “oltre” o di un “Altro”.
Chiusa la parentesi.
Adesso proviamo a rispondere alle domande che ci siamo fatti più sopra.
Diamo intanto una definizione della comunicazione come “un processo segnico attraverso il quale è possibile significare”.
Perché una comunicazione sia tale è necessario che ci siano almeno due soggetti (un destinante e un destinatario) che comunichino. Per analizzare in profondità l’atto comunicativo prenderò spunto dallo schema di R. Jakobson sulla comunicazione.

Comprendiamo questo schema con un esempio.
Un signore (destinante) va al bar e chiede al cameriere (destinatario) di portargli un cappuccino e una brioshe (messaggio). Perché il messaggio sia compreso dal destinatario l’avventore utilizza un codice comune (la lingua italiana e il suo vocabolario: grammatica e semantica), un mezzo (la voce) che giunge al destinatario attraverso un canale (in questo caso l’aria).
Vi è mai capitato di chiedere al bar un cappuccino e di ricevere un caffè macchiato?
Se vi è successo significa che c’è stato un problema nella comunicazione, cioè un rumore che ha impedito al destinatario la giusta interpretazione della vostra richiesta. Il rumore può interessare ognuno di questi soggetti, più di uno o tutti.
Può esserci rumore nel codice (il cameriere non capisce bene l’italiano), nel mezzo (ho la tosse e il mal di gola e la mia voce è poco chiara), nel canale (chiedo un cappuccino mentre passono dei motorini o mentre è stanno rifacendo la strada davanti al bar), nel messaggio (invece di chiedere semplicemente un cappuccino recito una poesia sul cappuccino).
Solitamente se c’è del rumore il destinatario chiede ulteriori informazioni per disambiguare il vostro messaggio (come ha detto scusi? vuole un cappuccino o un caffè macchiato? etc.).
Spero che tutti abbiate capito, da questo semplice esempio forse un po’ troppo didattico, l’importanza di una buona comunicazione in tutti i livelli del sociale, dalle comunicazioni istituzionali, a quelle televisive, a quelle giornalistiche, fino alla comunicazione pubblicitaria, molto spesso volutamente ambigua.
L’importanza di una buona comunicazione unita alla comprensione dei meccanismi stessi della comunicazione può aiutarci a capire meglio la società nella quale viviamo e ad avere uno sguardo più attento e più critico verso quella che, con un ampio alone semantico, definiamo “informazione”.
L’intento è di eliminare il rumore di fondo della nostra “società dell’informazione” per avere una visione più chiara e comprensibile di quello che accade ogni giorno nella nostra vita quotidiana.
Buona lettura.

1 risposta finora ↓
la pubblicità // 25 Marzo, 2008 a 6:55 pm |
Ciao complimenti per il tuo blog, vorrei proporti uno scambio link con il mio blog
Titolo: la pubblicità
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fammi sapere se sei interessato, grazie tante