spotmediapolis

Voci categorizzate come ‘rumore’

In ombra

26 Dicembre, 2007 · 2 Commenti

Mi hanno messo in ombra per la pubblicità.

Non è gratis, c’è la pubblicità. Oppure, se volete, è gratis perché c’è la pubblicità.
E perché sia più visibile del visibile la nuova tecnica grafica è quella di mettere in ombra il resto del sito e nella luce più splendente i vari banner-manchette dell’azienda di turno.
La pubblicità sta diventando sempre più invasiva. Non riescono a vendere abbastanza?

Ho un’associazione mnemonica: su un nuovo ponte che corre sopra ad altre strade c’è una casa, protetta da barriere antirumore trasparenti, sulla cui facciata c’è sempre una grande affissione pubblicitaria. È ancora una casa – voglio dire ci abitano le persone, così vicine alla scia di auto che ogni giono passano per quel ponte – oppure la casa è diventata semplicemente un supporto per la pubbicità? 

email.jpg

Categorie: rumore

Pubblicità invasiva

15 Ottobre, 2006 · 3 Commenti

 

La pubblicità è l’anima del commercio.La mia cassetta delle lettere è la cloaca della pubblicità.Carta che si accumula appena sto per qualche giorno via da casa.Alberi ridotti a fogli patinati, che puzzano d’inchiostro.Ed è servito a poco mettere una targhetta adesiva con scritto “Non inserite pubblicità” (dai, non essere così pessimista, a qualcosa è servito).

Chi la distribuisce forse non conosce bene l’italiano, o forse non prende in considerazione i miei divieti, o ancora ha paura di perdere il lavoro se tutti scrivono quella frase sulla cassetta delle lettere.Ma a me, quella pubblicità cartacea di super offerte, sconti, finanziamenti a tasso zero paghi tra due anni, prendi tre paghi due e compagnia bella, di quella pubblicità sono stanchi i miei occhi, il mio cervello e forse forse anche le mie tasche.E poi sono alberi.

Anzi, lo erano prima che finissero nella diabolica macchina tipografica. Povere foglie diventate fogli (e non parliamo del tronco! Mi vengono le lacrime agli occhi).La pubblicità cartacea imbucata a riempire le cassette postali, o fermata nei tergicristallo delle automobili, non è eticamente corretta.Dal punto di vista comunicazionale è addirittura ridondante. Sempre le stesse offerte, le stesse modalità di pagamento, gli stessi prodotti. E soprattutto, quasi gli stessi prezzi.Mi dispiace, ma io non posso comperarmi un videoregistratore alla settimana, un computer al mese e un frigorifero ad ogni semestre.

Nel terzo millennio, nell’epoca di internet, la pubblicità cartacea inserita nella cassetta delle lettere è una bestemmia contro la natura.Lasciate in pace gli alberi! Piantateli! Anche solo per il fatto che fanno ombra!Mi capita di andare in certi parcheggi dove non c’è un albero.

In agosto fai la spesa, lasci la macchina al sole, ritorni a casa e trovi le bistecche di manzo che hai comprato all’ipermercato quasi già cotte.E ancora: chi ti ha autorizzato a riempirmi la cassetta della posta di cartacce? Io no di certo. Se lo voglio te lo dico. Punto.E visto che esiste internet, perchè non fare un file PDF che mi scarico sulla scrivania e butto nel cestino del mio computer senza troppi problemi di smaltimento dei rifiuti?Oppure mi iscrivo alla mailing list del tale centro commerciale, seleziono le categorie merceologiche che mi interessano e ricevo le super offerte via e-mail. Questo è progresso.Progresso significa andare avanti, e dovrebbe significare guardare al futuro, perché ogni gesto che si compie ha delle conseguenze di breve o lungo periodo.Infine, oltre allo spreco di carta, tutte queste informazioni non richieste sono rumore.

Vi ho preparato un file PDF da scaricare – se volete – sul vostro computer. Sono delle etichette, con i segni di taglio, con la scritta “Non introdurre pubblicità“. Il formato è un A4 così andate bene a stamparle su carta adesiva. Se volete potete attaccarle sulla vostra cassetta della posta.Buona notte (?)

Categorie: rumore

Una premessa d’obbligo

13 Ottobre, 2006 · Lascia un Commento

Una premessa è d’obbligo, anche solo per spiegarvi perché nasce questo blog.
Potrei iniziare con una parola: rumore.

Per contestualizzare questa parola ne associo un’altra: società.
Per quel che mi riguarda è “società Occidentale post-industriale”.

Aggiungo una terza parola, che mette a fuoco una parte degli interventi di questo blog: pubblicità.

Infine aggiungo un’ultima parola, come una ciliegina sopra la torta: informazione.

Riassumendo:
il rumore di fondo nella società dell’informazione.
Perché parlare di questo tema?
E che cos’è questo rumore?

Apro una parentesi.

Scusatemi per tutte queste domande, e per il fatto che forse questa premessa non vi chiarisca le idee sul blog che vi sto presentando, ma ho sempre ritenuto le domande più importanti delle risposte per almeno due motivi:
1) a volte non esiste una risposta ma più risposte – e non sempre esauriscono la domanda;
2) una domanda è l’inizio di una ricerca, che molto spesso ha come presupposto uno sguardo critico verso fenomeni che vengono ritenuti “naturali”. La domanda favorisce dunque la ricerca di un “oltre” o di un “Altro”.

Chiusa la parentesi.

Adesso proviamo a rispondere alle domande che ci siamo fatti più sopra.

Diamo intanto una definizione della comunicazione come “un processo segnico attraverso il quale è possibile significare”.

Perché una comunicazione sia tale è necessario che ci siano almeno due soggetti (un destinante e un destinatario) che comunichino. Per analizzare in profondità l’atto comunicativo prenderò spunto dallo schema di R. Jakobson sulla comunicazione.

Comprendiamo questo schema con un esempio.
Un signore (destinante) va al bar e chiede al cameriere (destinatario) di portargli un cappuccino e una brioshe (messaggio). Perché il messaggio sia compreso dal destinatario l’avventore utilizza un codice comune (la lingua italiana e il suo vocabolario: grammatica e semantica), un mezzo (la voce) che giunge al destinatario attraverso un canale (in questo caso l’aria).

Vi è mai capitato di chiedere al bar un cappuccino e di ricevere un caffè macchiato?
Se vi è successo significa che c’è stato un problema nella comunicazione, cioè un rumore che ha impedito al destinatario la giusta interpretazione della vostra richiesta. Il rumore può interessare ognuno di questi soggetti, più di uno o tutti.

Può esserci rumore nel codice (il cameriere non capisce bene l’italiano), nel mezzo (ho la tosse e il mal di gola e la mia voce è poco chiara), nel canale (chiedo un cappuccino mentre passono dei motorini o mentre è stanno rifacendo la strada davanti al bar), nel messaggio (invece di chiedere semplicemente un cappuccino recito una poesia sul cappuccino).

Solitamente se c’è del rumore il destinatario chiede ulteriori informazioni per disambiguare il vostro messaggio (come ha detto scusi? vuole un cappuccino o un caffè macchiato? etc.).

Spero che tutti abbiate capito, da questo semplice esempio forse un po’ troppo didattico, l’importanza di una buona comunicazione in tutti i livelli del sociale, dalle comunicazioni istituzionali, a quelle televisive, a quelle giornalistiche, fino alla comunicazione pubblicitaria, molto spesso volutamente ambigua.

L’importanza di una buona comunicazione unita alla comprensione dei meccanismi stessi della comunicazione può aiutarci a capire meglio la società nella quale viviamo e ad avere uno sguardo più attento e più critico verso quella che, con un ampio alone semantico, definiamo “informazione”.

L’intento è di eliminare il rumore di fondo della nostra “società dell’informazione” per avere una visione più chiara e comprensibile di quello che accade ogni giorno nella nostra vita quotidiana.

Buona lettura.

Categorie: rumore