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Voci categorizzate come ‘società’

Rotatorie come metafora

3 Luglio, 2009 · Lascia un Commento

Come si possa girare attorno ad un problema senza quindi risolverlo è pratica comune per gli azzeccagarbugli di turno. In modi di dire che riecheggiano un antico e forse – speriamo di no, ahinoi! – perduto buon senso si ritrova il concetto del cerchio, non tanto come forma perfetta, ma come percorso e direzione.

Il cane che si morde la coda fa un cerchio nel suo girare, far quadrare il cerchio, circolo vizioso, girare attorno ad un problema, appunto.

Ecco allora che mi si è presentato un dubbio, ahinoi!, ripeto, un dubbio sulle rotatorie, che riassumo, per non stancarvi con le mie leziosaggini: non è che, urbanisticamente parlando, la costruzione di rotatorie sia un modo per girare attorno ad un problema senza tuttavia risolverlo, o quantomeno attenuarne, ma in maniera strutturale, le esizialità?

Rotatorie, PUT (piano urbano traffico?), tangenziali e sensi unici, non mi sembra abbiano lo scopo di limitare il traffico, ma di far girare le macchine, possibilmente senza mai fermarsi. Giri attorno, giri attorno e alla fine arriverai alla tua meta. Magari ti gira la testa e forse qualcos’altro, ma non importa. Preferivi stare in coda al semaforo? Fermo per cinque minuti? Non è meglio girare in tondo, magari per sette minuti, ma non fermarti, non dover aspettare? Tutti questi sistemi urbanistici hanno il compito – a me pare proprio così – di darti la percezione di fare meno strada, abolendo una distinzione tra il reale e il percepito.

Hai la sensazione che ci sia meno traffico, o meglio che il traffico sia lo stesso, ma più scorrevole. Non ti poni più il problema del tempo impiegato, o te lo poni in maniera diversa, perché preferisci impiegare tre-cinque minuti in più ma non aspettare in coda, piuttosto che rimanere intrappolato nella tua vettura senza la possibilità di andare avanti e indietro. E giri, giri, giri, giri…

Giro giro tondo casca il mondo casca la terra tutti giù per terra.

Il problema del traffico (delle polveri sottili, dello smog, del rumore…) non si risolve con le rotatorie, ma diminuendo le autovetture in circolazione. E come si fa a diminuire le autovetture in circolazione? Con i divieti?

La Toyota ha introdotto per prima una macchina ibrida (la Prius) che sotto i 50 km orari funziona ad elettricità, sopra ai 50 km/h funziona a benzina e ricarica la batteria. Ma se i giapponesi ci hanno copiati da decenni le nostre macchine, non è che per una volta (ma anche due, e tre e quattro, ecc.) li possiamo copiare noi? Invece della Punto nuova non potevano fare una Punto ibrida? Inquini meno, sicuramente, non risolvi il problema ma almeno ci provi, sotto i 50 all’ora vai elettrico.

Il fumo provoca il cancro.
Fumare fa male al tuo bambino/a.
Fumare fa male a chi ti sta vicino.
Fumare nuoce gravemente alla salute.
Il fumo crea danni all’apparato circolatorio e ai polmoni.

Perché queste frasi non le scrivono anche sulle automobili?
Avete sentito qualcuno che ha detto: “aspetta che mi prendo una boccata d’aria e metto in moto la macchina” aspirando dal tubo di scappamento?

Le piste ciclabili. Funzionano così: si caricano le biciclette sulla macchina, si va in macchina alla più vicina pista ciclabile, si scaricano le bici, si fa un giro con la bicicletta lungo la pista ciclabile, si rimette la bicicletta in macchina e si va alla ricerca di un’altra pista ciclabile – in macchina, ovvio.

A Vicenza, sulle nuove rotatorie, hanno lasciato anche uno spaziuncolo per la pista ciclabile. Cazzo, sono in bici, potrei andare dritto, e invece mi tocca fare un semicerchio! E la pista ciclabile sulla rotatoria l’hanno colorata di rosso. Perché un colore che ricorda così verosimilmente il sangue?! Mi viene l’angoscia solo al pensarci.

E anche le strisce pedonali adesso le fanno sopra uno sfondo rosso. Come a dire: stai attento, stai molto attento. Potresti venire schiacciato come un porcospino.

Che dire?

Meglio in macchina piuttosto che a piedi?
Ma sì, facciamoci anche questa ennesima rotatoria.

P.S. = le rotatorie funzionano bene se non c’è troppo traffico. Quando invece il traffico è notevole, per entrare in rotatoria devi gettarti

Categorie: società
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L’ipermercato come luogo di riflessione

24 Maggio, 2009 · Lascia un Commento

Anche l’ipermercato può diventare un luogo di riflessione sulla società moderna basta semplicemente che ci andiate senza quei preconcetti che vi fanno apparire le cose come non sono.

Provate ad esempio ad entrare in uno di questi ipermercati e fate uno o più di questi esperimenti.

Esperimenti

Entrate in un ipermercato e:

Esperimento 1

- cercate di immaginare quello che le merci nascondono.

Esperimento 2

- cercate di vedere non quello che c’è ma quello che non c’è nell’ipermercato

Esperimento 3

- portatevi un registratore portatile. Fate dei giri in silenzio nei vari reparti e registrate i rumori che ci sono. Potete anche decidere di registrare i rumori di vari reparti e confrontarli.

Esperimento 4

- guardate i divieti che sono presenti nell’ipermercato. Provate anche a immaginare quello che non potete fare

Ed infine:

Esperimento 5

- inventatevi una performace artistica da fare all’interno dell’ipermercato.

Buon Viaggio.

Categorie: consumo · società
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Tutto gratis!

22 Maggio, 2009 · Lascia un Commento

Una delle parole che più è circolat nel Web è  la parola “gratis”.

Internet gratis, spazio su server gratis, navigazione gratis, negozio virtuale gratis. Negli altri media e negli altri luoghi del post-contemporaneo (diciamo pure neo pop) la parola “gratis” è stata sempre presente e continua ad esserlo.

A parte i siti o i giornali di annunci gratuiti, dove il servizio che mi viene fornito è effettivamente gratuito e mi dà la possibilità di far conoscere me stesso o ciò che voglio vendere/acquistare senza spese – o con una spesa “simbolica”, ad esempio qualche euro, non mi fido ad occhi chiusi chi vuole offrirmi qualcosa di costoso gratuitamente.

Vediamo il significato di questo termine.

La parola “gratis” significa “senza pagare, senza ricevere compenso; gratuitamente” (Dizionario Garzanti della Lingua Italiana). Siamo sicuri che sia tutto gratis (come gli elenchi del telefono che ci portano ogni anno a casa)? Cos’è questa bontà improvvisa in una società come la nostra? Io avanzo dei dubbi, non posso farci niente, mi sorgono spontanei, e non posso fare a meno di cercare una risposta o semplicemente una spiegazione che, se non soddisfa tutti, almeno soddisfa me stesso. Ad esempio, nei supermercati entro per comperarmi due bevande. Ne trovo però tre, una gratis. Costano più di due, ma in rapporto meno che se ne prendessi tre sciolte. Quindi esco dal supermercato non con due, ma con tre lattine.

Vuol dire che la terza:

a) la bevo;

b) la regalo al primo passante;

c) la metto in frigo – se ho un frigo nelle immediate vicinanze – per un’altra occasione.

La legge canonica del mercato (domanda = offerta) viene sconquassata. Io ho chiesto 2 lattine, eppure l’offerta è di tre. Provate ad abbonarvi a qualche rivista. Gratis ci sarà qualche simpaticissimo gadget. E se non lo volessi? Ma è per accattivare il cliente, o per premiare i clienti più fedeli. Così sono costretto a portarmi via tutte queste cose gratis, che poi non so cosa farmene… e in questo caso una delle contraddizioni più vistose è quella delle riviste di ecologia che se ti abboni ricevi qualche cosa gratis, qualcosa che magari non sai cosa fartene e dopo una settimana che l’hai ricevuta la butti nella spazzatura.

Andy Wahrol aveva ragione!

Tutte le volte che i popoli e le civiltà degenerano e diventano materialistici, esibiscono le loro bellezze esteriori e le loro ricchezze, e dicono che se tutto ciò fosse davvero sbagliato, non starebbero così bene e non sarebbero così ricchi e belli. È quel che facevano nella Bibbia quando adoravano il Vitello d’Oro, per esempio, e poi i Greci quando adoravano il corpo umano. Ma la bellezza e le ricchezze non hanno niente a che vedere col fatto che stai bene: pensa solo a tutti i belli che si prendono il cancro. E poi un sacco di assassini hanno un bell’aspetto. E questo vi basti. (WARHOL, ANDY, La filosofia di Andy Warhol, Costa & Nolan, Milano 1983, p. 62.)

Categorie: consumo · società
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Lotto

18 Maggio, 2009 · Lascia un Commento

C’è chi cerca la fortuna giocando al Lotto, e spera (si spera) di vincere. Spera non di vincere qualche centinaio di euro (che comunque possono anche andare). Ma milioni di euro. C’è chi cercando di vincere ha speso tutto quello che aveva e non solo. Ma non fermiamoci qui. I soldi sono certamente importanti, ma la sfera simbolica che questo gioco tocca è ancora più importante.

Pubblicizzato anche dalla TV pubblica (le piccole emittenti private invadono le nostre vite con trasmissioni sul lotto che sembrano conferenze o meglio lezioni para universitarie! A proposito potrebbero dare una laurea ad honorem a qualcuno di questi personaggi che espongono sistemi vincenti, magari in scienze statistiche).

Dicevo.
La pubblicità sul lotto mette in campo il concetto della Fortuna. Antica divinità pagana. Come dovrebbero comportarsi i cattolici? Non giocare al lotto. E la Chiesa? Quella con la C maiuscola? Dovrebbe combatterlo. La Chiesa scende in campo per dire la sua su molti temi sociali, ultimamente ha suscitato critiche che sono sfociate nell’accusa di essere diventata parte politica. Non ci interessa ora questo discorso.

Diciamo piuttosto che nella società italiana attuale vanno di pari passo temi religiosi e temi pagani, e i concetti di Fortuna, Sfortuna, si accompagnano a quelli di Fede, Carità, Misericordia. Ognuno segue la sua strada, così lo Stato pubblicizza attraverso la TV pubblica un gioco che porta nelle casse dello Stato milioni di euro.

Categorie: società
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