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	<description>informazione :: società :: rumore</description>
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		<title>Le rotatorie come non luogo</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 19:21:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giriamo attorno alle rotatorie come i musulmanti girano attorno alla pietra nera.
Le rotatorie sono spuntate come funghi nel tracciato urbano, abolendo gli odiosi semafori che ci obbligavano a stressanti code, trasformado le strade rette in strade curve, obbligandoci a girare attorno, a compiere cerchi devozionali in omaggio alla fluidificazione del traffico, allungano il percorso che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spotmediapolis.wordpress.com&blog=466419&post=103&subd=spotmediapolis&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Giriamo attorno alle rotatorie come i musulmanti girano attorno alla pietra nera.</p>
<p>Le rotatorie sono spuntate come funghi nel tracciato urbano, abolendo gli odiosi semafori che ci obbligavano a stressanti code, trasformado le strade rette in strade curve, obbligandoci a girare attorno, a compiere cerchi devozionali in omaggio alla fluidificazione del traffico, allungano il percorso che ci porta da un punto A ad un punto B.</p>
<p>Non stiamo più fermi al semaforo, giriamo attorno come dei girotondini (può esistere un’analogia tra il fenomeno politico sociale dei “girotondi” e il nuovo assetto urbanistico creato dalle rotatorie?).<br />
Ho chiesto ad amici e conoscenti cosa ne pensano delle rotatorie. </p>
<p>Alcuni mi hanno risposto che quando esistevano i semafori, erano sicuri che con il semaforo verde sarebbero passati o avrebbero diminuito la coda.<br />
Altri mi hanno detto che sono <strong>diminuiti gli incidenti</strong> gravi, perché le rotonde fanno diminuire la velocità e in caso di incidente i danni sono minori.<br />
Altri ancora mi hanno detto che quando vanno con la bicicletta hanno un po’ di timore nel superare una rotatoria. L’hanno definita “cerchio della morte” o anche “roulette russa”.<br />
Ma ritorniamo al nostro argomento principale: le rotatorie come “<strong>non-luogo</strong>”. Cosa significa?</p>
<p>Nell’assetto urbanistico delle nostre città ogni componente ha un significato preciso a cui si associano valori e funzioni. Essi sono <strong>dinamici</strong>: possono essere risemantizzati nel corso del tempo, possono cambiare ogni qualvolta vengano aggiunti/rimossi elementi architettonici o urbanistici. I quartieri residenziali, ad esempio, sono caratterizzati da una serie di elementi urbanistici (marciapiede, piste ciclabili, parchi, etc.) che si caricano di valori simbolici e funzionali e che permettono che una casa in quell’area costi di più rispetto ad un’altra zona della città.</p>
<p>Ad ogni luogo, nel piano urbanistico, è legata una precisa <strong>funzione</strong>, un <strong>valore simbolico</strong>, uno <strong>stile di vita</strong> (il posto per i bambini, quello per gli anziani, il luogo per gli immigrati etc.).</p>
<p>Le rotatorie, in questo senso, rappresetano dei non-luoghi, degli spazi di forma circolare all’interno dei quali non è prevista una funzione per il cittadino. Sui marciapiedi si cammina, sulle panchine del parco ci si siede, sulla strada si va con la macchina camion moto. Ma all’interno delle rotonde? Avete mai visto qualcuno sedersi in una rotatoria e leggere il giornale? O prendere il sole? O dei ragazzi giocare?</p>
<p>La rotatoria inizia la sua significazione come non luogo. La sua funzione è quella di fluidificare il traffico, ma lo spazio al suo interno non ha nessuna <strong>funzione-significato</strong>.<br />
Ma evidentemente anche gli assessori al traffico hanno notato questa mancanza di significato e hanno voluto investire questo spazio di significati “accessori”.<br />
Ecco all’ora che all’interno delle rotatorie nascono <strong>monumenti celebrativi</strong>, che hanno la funzione di risemantizzare questo non-luogo.<br />
In provincia di Treviso, ad esempio, in molte rotatorie si può vedere un cartello con evidenziato il progetto del comune di costruire rotonde. La rotatoria viene celebrata come parte di un progetto di assetto urbanistico e diventa celebrativa di se stessa.</p>
<p>Un altro monumento celebrativo all’interno della rotatoria è la <strong>fontana</strong> con il suo gioco d’acqua. In questo caso la rotatoria diventa <strong>elemento estetico</strong> e punta a ricongiungersi esteticamente con il paesaggio circostante.</p>
<p>Molto spesso la rotatoria diventa uno <strong>spazio verde</strong>, a volte affittato ad aziende del settore che allestiscono un piccolo giardino con tanto di fiori e piante. Questo spazio verde, pur essendo pubblico, non si presta ad essere calpestato. Anche in questo caso la rotatoria diventa un <strong>elemento estetico</strong> che ricollega semanticamente il tracciato stradale con il paesaggio urbano.</p>
<p>Un’altra tipologia, sicuramente esteticamente meno rilevante, è quella della rotatoria con nel mezzo un palo di <strong>illuminazione</strong>, che ha l’unico scopo di illuminarla e di illuminare la strada.<br />
In nessuno di questi casi la rotatoria è un luogo accessibile al cittadino. Non ha quelle <strong>funzioni sociali</strong> (di aggregazione, di incontro) che possono avere una piazza, un marciapiede, una fontana in una piazza, un parco giochi. La rotatoria, pur avendo quelle componenti estetiche aggiuntive che abbiamo visto più sopra e che gli danno una significazione urbanistica, rimane comunque un non-luogo, interdetto ai cittadini e alle funzioni di socializzazione.</p>
<p>Rimane unicamente un elemento funzionale al traffico su strada.</p>
<p>Come potrebbero migliorare le <strong>funzionalità</strong> delle rotatorie. Oltre a fini estetici che abbiamo più sopra visto ho immaginato le rotonde &#8211; quelle più grandi &#8211; come possibili spazi per impianti fotovoltaici che aiuterebbero a diminuire il consumo elettrico, alimentando segnali stradali elettrici o impianti di illuminazione.</p>
<p>Ma per adesso di rotatorie di tal sorta non ne ho ancora viste.</p>
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		<title>BRAND: indagine sul marchio</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 19:09:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[brand]]></category>
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		<category><![CDATA[marchio]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo post non ha la presunzione né la possibilità di essere esaustivo, ma si propone una prima e in un certo senso introduttiva ricognizione del problema.
Che cos’è il marchio (brand)?
1) un motore semiotico, cioè una maniera di segmentare e di attribuire del senso in modo ordinato, strutturato e volontario;
o ancora
2) il marchio è costituito dall’insieme [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spotmediapolis.wordpress.com&blog=466419&post=100&subd=spotmediapolis&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Questo post non ha la presunzione né la possibilità di essere esaustivo, ma si propone una prima e in un certo senso introduttiva ricognizione del problema.</p>
<p>Che cos’è il marchio (brand)?<br />
<strong>1</strong>) un motore semiotico, cioè una maniera di segmentare e di attribuire del senso in modo ordinato, strutturato e volontario;<br />
o ancora<br />
<strong>2</strong>) il marchio è costituito dall’insieme dei discorsi tenuti su di esso dalla totalità dei soggetti (individuali e collettivi) coinvolti nella sua generazione . </p>
<p>Da queste due considerazioni possiamo dedurre che:<br />
<strong>i</strong>) il marchio ha bisogno di una coerenza interna (approccio generativo), e<br />
<strong>ii</strong>) di una cooperazione attiva (approccio interpretativo) da parte del lettore. Essa funziona cioè come un testo, e prevede una <em>intentio autoris</em>, una <em>intentio lectoris</em>, e una <em>intentio operis</em>.</p>
<p>In questo senso il marchio è un elemento strategico nei mercati di consumo ad alta complessità, e consente<br />
<strong>i</strong>) di passare dalla commercializzazione del prodotto alla messa in discorso del prodotto stesso, e<br />
<strong>ii</strong>) dagli aspetti materiali a quelli immateriali del prodotto.</p>
<p>La messa in discorso del prodotto si focalizza sempre più spesso sugli <strong>aspetti immateriali</strong>, cioè su tutta una serie di evocazioni immaginarie, di simbolismi e di atmosfere che il prodotto può evocare soggettivamente, ma che per essere ben percepibili necessitano appunto di una messa in discorso.</p>
<p>Il marchio pertanto appartiene più all’universo della <strong>comunicazione</strong> che non a quello del commercio.<br />
Funzionando come un testo, il marchio è anche un fenomeno discorsivo collettivo, sociale e pubblico, e al di fuori di questa sua dimensione il marchio non esiste. </p>
<p>L’offerta di comunicazione dà quindi al marchio un’<strong>esistenza immateriale e discorsiva</strong>, ne fornisce un senso senza il quale il prodotto finirebbe letteralemente per scomparire, annegato tra migliaia di discorsi antagonisti. </p>
<p>Si è costituito così un mercato del marchio parallelo a quello del prodotto.</p>
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		<title>L’arte nella (della) pubblicità</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 20:58:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spotmediapolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[pubblicità]]></category>

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		<description><![CDATA[La pubblicità non è arte, altrimenti non si chiamerebbe più pubblicità ma si chiamerebbe arte e questo capitolo non avrebbe più senso di esistere. 
Tuttavia è interessante notare come una delle aspirazioni della pubblicità sia quella di tendere ad una sua propria “artisticità”. Sono indicativi a questo proposito i molti premi che vengono messi in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spotmediapolis.wordpress.com&blog=466419&post=98&subd=spotmediapolis&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La pubblicità <strong>non è arte</strong>, altrimenti non si chiamerebbe più pubblicità ma si chiamerebbe arte e questo capitolo non avrebbe più senso di esistere. </p>
<p>Tuttavia è interessante notare come una delle <strong>aspirazioni</strong> della pubblicità sia quella di tendere ad una sua propria “artisticità”. Sono indicativi a questo proposito i molti premi che vengono messi in palio per premiare gli spot migliori. </p>
<p>Riprendiamo il nostro discorso, e vediamo dove ci conduce. </p>
<p>La pubblicità ricorre ad <strong>iconografie</strong> riconducibili al mondo artistico (dipinti, sculture, nature morte), teatrale, simbolico (l’Inferno e il Paradiso), mitologico (la Dea, la Ninfa), religioso (la Vergine, l’Angelo), storico-letterario e, più in generale, culturale. </p>
<p>In questo modo pubblicità fa uso di determinate figure (<strong>retoriche</strong>) visive come la “partecipazione magica per accostamento”, in cui l’evocazione di opere artistiche riconosciute pubblicamente come tali, riverbera il loro prestigio sul prodotto; la metafora e la metonimia (affiancate il più delle volte da un testo verbale); o l’antonomasia, che sicuramente è una delle figure più usate (un uomo che usa un certo profumo si pone come “tutti gli uomini”).</p>
<p>Un’altra caratteristica di certe pubblicità, che le pongono ad un grado più elevato d’estetica d’immagine &#8211; se così si può dire &#8211; è che esse, ricalcando modelli stilistici e modalità compositive delle <strong>avanguardie artistiche</strong> e facendo uso di particolari procedimenti tecnico-fotografici e cinematografici, istituisce stretti rapporti col mondo artistico proponendosi a sua volta come “fenomeno artistico” e, più precisamente, come “pubblicità artistica”.</p>
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		<title>Rotatorie come metafora</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 20:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spotmediapolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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		<category><![CDATA[traffico]]></category>

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		<description><![CDATA[Come si possa girare attorno ad un problema senza quindi risolverlo è pratica comune per gli azzeccagarbugli di turno. In modi di dire che riecheggiano un antico e forse &#8211; speriamo di no, ahinoi! &#8211; perduto buon senso si ritrova il concetto del cerchio, non tanto come forma perfetta, ma come percorso e direzione. 
Il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spotmediapolis.wordpress.com&blog=466419&post=96&subd=spotmediapolis&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Come si possa girare attorno ad un problema senza quindi risolverlo è pratica comune per gli azzeccagarbugli di turno. In modi di dire che riecheggiano un antico e forse &#8211; speriamo di no, ahinoi! &#8211; perduto buon senso si ritrova il concetto del cerchio, non tanto come forma perfetta, ma come percorso e direzione. </p>
<p>Il cane che si morde la coda fa un cerchio nel suo girare, far quadrare il cerchio, circolo vizioso, girare attorno ad un problema, appunto.</p>
<p>Ecco allora che mi si è presentato un dubbio, ahinoi!, ripeto, un dubbio sulle rotatorie, che riassumo, per non stancarvi con le mie leziosaggini: non è che, urbanisticamente parlando, la costruzione di rotatorie sia un modo per girare attorno ad un problema senza tuttavia risolverlo, o quantomeno attenuarne, ma in maniera strutturale, le esizialità?</p>
<p>Rotatorie, <strong>PUT</strong> (piano urbano traffico?), tangenziali e sensi unici, non mi sembra abbiano lo scopo di limitare il traffico, ma di far girare le macchine, possibilmente senza mai fermarsi. Giri attorno, giri attorno e alla fine arriverai alla tua meta. Magari ti gira la testa e forse qualcos’altro, ma non importa. Preferivi stare in coda al semaforo? Fermo per cinque minuti? Non è meglio girare in tondo, magari per sette minuti, ma non fermarti, non dover aspettare? Tutti questi sistemi urbanistici hanno il compito &#8211; a me pare proprio così &#8211; di darti la percezione di fare meno strada, abolendo una distinzione tra il reale e il percepito.</p>
<p>Hai la <strong>sensazione</strong> che ci sia meno traffico, o meglio che il traffico sia lo stesso, ma più scorrevole. Non ti poni più il problema del tempo impiegato, o te lo poni in maniera diversa, perché preferisci impiegare tre-cinque minuti in più ma non aspettare in coda, piuttosto che rimanere intrappolato nella tua vettura senza la possibilità di andare avanti e indietro. E giri, giri, giri, giri&#8230;</p>
<p>Giro giro tondo casca il mondo casca la terra tutti giù per terra.</p>
<p>Il problema del traffico (delle polveri sottili, dello smog, del rumore&#8230;) non si risolve con le rotatorie, ma diminuendo le autovetture in circolazione. E come si fa a diminuire le autovetture in circolazione? Con i divieti?</p>
<p>La Toyota ha introdotto per prima una macchina ibrida (la <strong>Prius</strong>) che sotto i 50 km orari funziona ad elettricità, sopra ai 50 km/h funziona a benzina e ricarica la batteria. Ma se i giapponesi ci hanno copiati da decenni le nostre macchine, non è che per una volta (ma anche due, e tre e quattro, ecc.) li possiamo copiare noi? Invece della Punto nuova non potevano fare una Punto ibrida? Inquini meno, sicuramente, non risolvi il problema ma almeno ci provi, sotto i 50 all’ora vai elettrico.</p>
<p>Il fumo provoca il cancro.<br />
Fumare fa male al tuo bambino/a.<br />
Fumare fa male a chi ti sta vicino.<br />
Fumare nuoce gravemente alla salute.<br />
Il fumo crea danni all’apparato circolatorio e ai polmoni.</p>
<p>Perché queste frasi non le scrivono anche sulle automobili?<br />
Avete sentito qualcuno che ha detto: “aspetta che mi prendo una boccata d’aria e metto in moto la macchina” aspirando dal tubo di scappamento?</p>
<p>Le <strong>piste ciclabili</strong>. Funzionano così: si caricano le biciclette sulla macchina, si va in macchina alla più vicina pista ciclabile, si scaricano le bici, si fa un giro con la bicicletta lungo la pista ciclabile, si rimette la bicicletta in macchina e si va alla ricerca di un’altra pista ciclabile &#8211; in macchina, ovvio.</p>
<p>A Vicenza, sulle nuove rotatorie, hanno lasciato anche uno spaziuncolo per la pista ciclabile. Cazzo, sono in bici, potrei andare dritto, e invece mi tocca fare un semicerchio! E la pista ciclabile sulla rotatoria l’hanno colorata di rosso. Perché un colore che ricorda così verosimilmente il sangue?! Mi viene l’angoscia solo al pensarci.</p>
<p>E anche le strisce pedonali adesso le fanno sopra uno sfondo rosso. Come a dire: stai attento, stai molto attento. Potresti venire schiacciato come un porcospino.</p>
<p>Che dire?</p>
<p>Meglio in macchina piuttosto che a piedi?<br />
Ma sì, facciamoci anche questa ennesima rotatoria.</p>
<p>P.S. = le rotatorie funzionano bene se non c&#8217;è troppo traffico. Quando invece il traffico è notevole, per entrare in rotatoria devi <strong>gettarti</strong>&#8230; </p>
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		<title>Televisione. Esercizio 2</title>
		<link>http://spotmediapolis.wordpress.com/2009/07/02/televisione-esercizio-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 21:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spotmediapolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[televisione]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo esercizio riguarda la pubblicità.
Ricordatevi che le trasmissioni televisive funzionano grazie alla pubblicità (non solo le televisioni televisive, ma tutti i media). I profitti della pubblicità costituiscono il corpo della televisione e quello viene trasmesso è in funzione del vostro acquisto immediato o futuro.
Ma ritorniamo al nostro esercizio.
Munitevi sempre di carta e penna per prendere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spotmediapolis.wordpress.com&blog=466419&post=95&subd=spotmediapolis&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Questo esercizio riguarda la <strong>pubblicità</strong>.</p>
<p>Ricordatevi che le trasmissioni televisive funzionano grazie alla pubblicità (non solo le televisioni televisive, ma tutti i media). I profitti della pubblicità costituiscono il corpo della televisione e quello viene trasmesso è in funzione del vostro acquisto immediato o futuro.</p>
<p>Ma ritorniamo al nostro esercizio.</p>
<p>Munitevi sempre di carta e penna per prendere appunti.</p>
<p>Anche in questo caso guardate la televisione senza l&#8217;audio. Osservate le varie pubblicità e cercate quale può essere l&#8217;elemento visivo che le accomuna.</p>
<p>In secondo luogo provate a dare un senso a quello che vedete. Questo esercizio andrebbe fatto avere prima visto la pubblicità con l&#8217;audio, ma se conoscete già lo spot che va in onda fate comunque l&#8217;esercizio. Magari abituatevi a togliere l&#8217;audio ogni volta che viene trasmessa la pubblicità.</p>
<p>Infine provate a scrivere quello che secondo voi stanno dicendo i personaggi della pubblicità. Se non ci sono personaggi provate a scrivere le frasi che potrebbero accompagnare le immagini che vedete.</p>
<p>Buon divertimento.</p>
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		<title>Analisi del logo Apple</title>
		<link>http://spotmediapolis.wordpress.com/2009/06/26/analisi-del-logo-apple/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 20:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spotmediapolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[brand (logo)]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
		<category><![CDATA[logo]]></category>
		<category><![CDATA[macintosh]]></category>
		<category><![CDATA[steve jobs]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa comunica il logo della Apple? Quali sono i suoi significati profondi? Perché sono stati tolti i suoi colori?
Il primo logo della Apple era una sorta di stemma araldico.
Fu disegnato da Ron Wayne, nel 1975.
Rappresentava Newton sotto ad un albero, con una mela in mano. La scena illustra il momento dell&#8217;intuizione della legge di gravità [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spotmediapolis.wordpress.com&blog=466419&post=87&subd=spotmediapolis&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Cosa comunica il logo della Apple? Quali sono i suoi significati profondi? Perché sono stati tolti i suoi colori?</p>
<p>Il primo logo della Apple era una sorta di stemma araldico.<br />
Fu disegnato da <strong>Ron Wayne</strong>, nel 1975.</p>
<p>Rappresentava Newton sotto ad un albero, con una mela in mano. La scena illustra il momento dell&#8217;intuizione della legge di gravità universale, dove la mela è l&#8217;elemento scatenante. La celebre leggenda newtoniana vuole che una mela sia caduta sulla testa di Isaac Newton.</p>
<p><img src="http://spotmediapolis.files.wordpress.com/2009/06/006_logoapplefirst.jpg?w=500&#038;h=315" alt="006_logoapplefirst" title="006_logoapplefirst" width="500" height="315" class="alignnone size-full wp-image-88" /></p>
<p>La mela in questo contesto diventa essa stessa simbolo di innovazione, rivoluzione (scientifica), lampo creativo.</p>
<p>Questo logo molto complesso, viene presto sostituito (1977) da quello disegnato da <strong>Rob Janov</strong>. Esso presenta i colori dell&#8217;arcobaleno in disordine. C&#8217;è una netta prevalenza dei colori caldi proprio al centro del logo, aiutando l&#8217;occhio a soffermarsi proprio sul morso della mela.</p>
<p><img src="http://spotmediapolis.files.wordpress.com/2009/06/005_logoapplecol.jpg?w=500&#038;h=187" alt="005_logoapplecol" title="005_logoapplecol" width="500" height="187" class="alignnone size-full wp-image-89" /></p>
<p>Che sia un caso che proprio una mela cadesse in testa a Newton invece di una pera o di una pesca, ve lo lascio stabilire a voi lettori, tenendoci solo a precisare che nei miti dell&#8217;Occidente un&#8217;altra mela ha profondi significati semantici, ed è quella del Paradiso terrestre. </p>
<p>Qui la mela è frutto del peccato, frutto del desiderio e ancora una volta è simbolo di rivoluzione, ma in questo caso ha connotazioni negative, e per i cattolici è una involuzione. Diverso l&#8217;atteggiamento di laici e scienziati che vedono nella storia di Adamo ed Eva l&#8217;affermazione del metodo scientifico empirico sul dogma della Religione. Possiamo comunque dire che nel caso del Paradiso la mela ha il significato di <strong>libertà</strong>, di non conformismo, di individualità, di disobbedienza e quindi di di rottura con la tradizione.</p>
<p><strong>1984</strong></p>
<p>Lo spot pubblicitario della Apple venne girato da <strong>Riddley Scott</strong> e ideato dall&#8217;agenzia americana Chiat Day.</p>
<p>Anch&#8217;esso veicola i significati di libertà, anticonformismo, individualità, contrapponendosi in questo modo all&#8217;identità di Ibm, rappresentata nel video dalle file di persone vestite in modo uguali, dagli ambienti dai colori monocromatici e dalle linee dritte e spigolose.<br />
 <br />
Il logo della Apple è stato analizzato e comparato a quello della Ibm seguendo uno studio di Lèvy-Strauss sulle maschere degli indiani d&#8217;America. Il saggio, che vi consiglio di leggere, è del semiologo francese <strong>Jean-Marie Floch</strong> (Cfr. J.-M. Floch, <em>La via dei logo. Il faccia a faccia dei logo Ibm e Apple</em>, in FLOCH, J.-M., <em>Identità visive. Costruire l&#8217;identità a partire dai segni</em>, Franco Angeli, Milano 1997, pp. 60-96).</p>
<p>Lo studioso francese mette in relazioni i loghi della Ibm e della Apple trovando delle inversioni e delle simmetrie delle invarianti plastiche dei due loghi.</p>
<p>Così se Ibm presenta una struttura dalla configurazione complessa e dalla ripetizione di bande disgiunte, Apple si caratterizza per la semplicità e la non ripetizione. </p>
<p>Se i colori nel logo Ibm sono monocromatici e freddi, in Apple sono policromatici e caldi. Infine le forme del logo Ibm sono dritte mentre quelle della Apple sono curve.</p>
<p>Risulta così evidente il tentativo della &#8220;piccola&#8221; Apple di differenziarsi da Ibm a livello visivo, mentre per quanto riguarda il significato Ibm si fa portatore di &#8220;competenza&#8221;, mentre Apple di &#8220;creatività&#8221;.</p>
<p><strong>Think Different</strong></p>
<p>Di fronte alla grandezza di Ibm, Apple era relativamente piccola, quindi diversa, e nell&#8217;America degli anni &#8216;70 l&#8217;idea di essere piccolo connotava anche significati come libertà e individualità.</p>
<p>In quegli anni si pubblicizzava in America il celebre maggiolino della <strong>Volkswagen</strong>, e il copy usato per la pubblicità di questa vettura era &#8220;Think small&#8221;.</p>
<p>Il debito alla vettura tedesca è dichiarato dallo stesso Steve Jobs:<br />
«Steve Wozniak ed io abbiamo inventato Apple essenzialmente perché volevamo un computer personale. [...] Noi avevamo bisogno di una Volkswagen. La Volkswagen non è certo così veloce e confortevole come gli altri mezzi di locomozione, ma permette ai suoi proprietari di andare dove vogliono, quando vogliono, e con chi vogliono.» (citato in J.-S. Young, 1989)</p>
<p>Il nuovo logo della Apple ha abolito i colori e ha utilizzato delle sfumature e degli effetti di rilievo che ricordano molto la definizione delle icone nel sistema Mac OSX.</p>
<p><strong>Il nuovo logo Apple</strong></p>
<p>Ma che dire adesso, che il logo apple è rappresentato da una mela bianca? Perché sono stati tolti i colori?</p>
<p>Facevano troppo anni &#8216;70, a detta di Steve Jobs.<br />
Ma c&#8217;è un&#8217;ulteriore considerazione. Con il rientro di Steve Jobs alla Apple, voluto dagli stessi azionisti, il fatturato della casa di Cupertino è notevolmente migliorato. </p>
<p><img src="http://spotmediapolis.files.wordpress.com/2009/06/008_logoapplenew.jpg?w=500&#038;h=226" alt="008_logoapplenew" title="008_logoapplenew" width="500" height="226" class="alignnone size-full wp-image-90" /></p>
<p>Sembra quasi che Apple non abbia più il bisogno così impellente di differenziarsi da Ibm (e da Microsoft) &#8211; cosa che comunque fa grazie al suo design impeccabile e un po&#8217; snob.</p>
<p>Ma quello che va sottolineato è che Apple non è più la piccola azienda di nicchia e sempre più rosicchia (morde?) quote di mercato ai suoi concorrenti. Basti pensare al solo fenomeno Ipod, che in Giappone ha venduto più della Sony (non è cosa da poco, no no no).</p>
<p>In questo senso il logo Apple ha acquistato una sua autonomia. Non si pone più (o forse non solo) in contrapposizione alla grande Ibm, ma è diventata essa stessa grande. L&#8217;identità aziendale è uscita vittoriosa dal confronto e rappresenta sempre creatività, individualità, non conformismo.</p>
<p><strong>Un&#8217;altra mela morsicata </strong></p>
<p>A proposito di mele morsicate non posso non citare un caso famoso e alquanto triste di una mela morsicata, anche se non rientra propriamente con la storia del logo Apple. </p>
<p>La vicenda risale al 1954 e ha come protagonista uno dei più eminenti matematici del Novecento: <strong>Alan Turing</strong>.</p>
<p>Il matematico inglese è conosciuto per aver sostenuto nel 1936 la computabilità dei problemi attraverso una macchina algoritmica generale, e per aver decifrato durante la guerra i codici nemici.</p>
<p>Nel 1952 il matematico venne arrestato a Manchester per omosessualità e per evitare il carcere si sottopose alla sperimentazione, per un anno, con iniezioni di estrogeni che avrebbero dovuto mitigare la sua libido. </p>
<p>Il 7 giugno 1954 Alan Turing si toglie la vita addentando una mela dove aveva messo del cianuro.</p>
<p><strong>A proposito di mele</strong> </p>
<p><strong>Macintosh</strong> è una qualità di mele della California.</p>
<p><img src="http://spotmediapolis.files.wordpress.com/2009/06/009_imgapple.jpg?w=500&#038;h=167" alt="009_imgapple" title="009_imgapple" width="500" height="167" class="alignnone size-full wp-image-91" /></p>
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		<title>Televisione. Esercizio 1</title>
		<link>http://spotmediapolis.wordpress.com/2009/06/24/televisione-esercizio-1/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 03:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spotmediapolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[televisione]]></category>
		<category><![CDATA[esercizio]]></category>

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		<description><![CDATA[Munitevi di un blocco per gli appunti e di una penna, un pennarello o una matita. Vi sarà utile per prendere appunti.
Accendete la televisione. Togliete l&#8217;audio con l&#8217;apposito tasto &#8220;mute&#8221; o abbassate il volume fino ad eliminare l&#8217;audio.
Osservate attentamente i personaggi del teleschermo, sia che stiate guardando un telegiornale, uno sceneggiato, un film, un documentario [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spotmediapolis.wordpress.com&blog=466419&post=85&subd=spotmediapolis&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Munitevi di un blocco per gli appunti e di una penna, un pennarello o una matita. Vi sarà utile per prendere appunti.</p>
<p>Accendete la televisione. Togliete l&#8217;audio con l&#8217;apposito tasto &#8220;mute&#8221; o abbassate il volume fino ad eliminare l&#8217;audio.</p>
<p>Osservate attentamente i personaggi del teleschermo, sia che stiate guardando un telegiornale, uno sceneggiato, un film, un documentario o anche la pubblicità.</p>
<p>Provate a scrivere cosa stanno facendo i personaggi. Studiate le loro emozioni guardando le espressioni del volto o la gesticolazione. Provate anche a scrivere cosa secondo voi stanno dicendo i personaggi.</p>
<p>Questo esercizio mette in risalto tutto il linguaggio visivo della rappresentazione televisiva. </p>
<p>Se avete un videoregistratore provate a registrare il programma del vostro esercizio, e una volta terminato provate a rivedere il programma con l&#8217;audio e confrontatelo con i vostri appunti.</p>
<p>Avrete sicuramente delle sorprese, e la cosa potrà anche farvi sorridere.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Citazioni</title>
		<link>http://spotmediapolis.wordpress.com/2009/06/15/citazioni/</link>
		<comments>http://spotmediapolis.wordpress.com/2009/06/15/citazioni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 21:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spotmediapolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho trovato questo breve brano di critica televisiva leggendo un libro di Stefano Benni (Achille piè veloce, Feltrinelli Economica, Milano 2005 [2003], p. 86).
Ve lo riporto perché insisto nel farvi affrontare questo argomento nel modo più critico e, se mi fosse possibile, nel farvi smettere di vedere la televisione &#8211; o di farvela vedere in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spotmediapolis.wordpress.com&blog=466419&post=79&subd=spotmediapolis&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ho trovato questo breve brano di critica televisiva leggendo un libro di Stefano Benni (<strong>Achille piè veloce</strong>, Feltrinelli Economica, Milano 2005 [2003], p. 86).</p>
<p>Ve lo riporto perché insisto nel farvi affrontare questo argomento nel modo più critico e, se mi fosse possibile, nel farvi smettere di vedere la televisione &#8211; o di farvela vedere in maniera più critica e attenta &#8211; nella recondita speranza che già accada.<br />
Ecco il brano:</p>
<p>“[...] [La televisione] È un luogo di malattia dove tutti parlano insieme, sovrapponendosi uno all’altro, oppure parlano e fingono di non ricordare ciò che hanno detto. Esattamente come nei manicomi. Ma lì non rischi l’elettrochoc, e ti pagano pure. Locus miser! Clinica di lusso, dove il comformismo festeggia l’impunità di definirsi trasgressione. Caserma di imboscati, camerateschi con i superiori, sadici con i deboli. Luogo di mostri gozzuti, condannati a copulare in eterno tra loro.<br />
[...]<br />
Ma come rinunciare alla sua comodità? Una pozzanghera che riflette tutto il dolore del mondo, e che puoi asciugare in un attimo. Una grata di confessionale in casa tua, e dentro un prete in lustrini.”</p>
<p>Ho trovato un altro brano. Eccolo:</p>
<p>&#8220;[...]Lei diceva: «Ma non vedi che tutto è stupido? Non vedi che ci prendono per dei deficienti?». E lui: «No, no, c&#8217;è una cosa che mi interessa». [...] Allora [lei] ascoltava il suono della televisione in altri appartamenti del condominio, sentiva l&#8217;eco di una musichetta o la voce d&#8217;uno di quei personaggi che fanno gli imbecilli sullo schermo, secondo le sue precise parole, e pensava a quanta gente era lì come loro ad ammazzare il tempo senza avere niente da dirsi, come dei mezzi morti in una tomba dove sono seppelliti prima del tempo.&#8221;<br />
(CELATI, GIANNI, <strong>Cinema Naturale</strong>, Feltrinelli, Milano 2001, pag. 46)</p>
<p>Tiziano Scarpa, sulla televisione:</p>
<p>&#8220;I narratori italiani Cannibali hanno detto chiaro e tondo che non c&#8217;è da avere nessuna speranza, purtroppo, nelle classi tartassate dall&#8217;ipnosi televisiva. Sono deboli vittime di una violenza spirituale inaudita [...]. Da loro non arriverà niente. Solo consenso elettorale a chi le incula a furia di campionati di calcio, pubblicità, musica scadente, varietà dell&#8217;ininterrotto sabato sera giornaliero eterno in cui si è trasformata la nostra comunità nazionale teleperversa.<br />
Lo so. Lo so perché sono fregato anch&#8217;io. Chi mi frega sono i ritornelli che mi entrano in testa e costringono il mio cervello a canticchiare melodie che la mia anima disprezza. [...]<br />
Restiamo impalati davanti alla tivù a denigrarla, per ore e ore, giorno dopo giorno, senza essere capaci di distogliere lo sguardo per un attimo.&#8221; (SCARPA, TIZIANO, <strong>Batticuore fuorilegge</strong>, Fanucci, Roma 2006, pp. 145-146)</p>
<p><strong>Elémiere Zolla</strong> (fonte Il Sole24Ore, Domenica, 30 Aprile 2006):<br />
&#8220;L&#8217;industria culturale genera intorpidimento e malessere. Chi acquista un televisore non lo fa per un miraggio di felicità, ma per gettare zavorra nella desolazione quotidiana&#8221;</p>
<p>&#8220;[...] non mettiamo la Tv a capotavola: quella è una sede simbolica, è il posto del capofamiglia, e questa cattiva abitudine uccide il silenzio gravido di affetti, quel discorrere anche tumultuoso che fa di un desco familiare un contesto insostituibile.&#8221; (CAPRETTINI, GIAN PAOLO, <strong>La scatola parlante</strong>, Editori Riuniti, Roma 1996, pagg. 14-15)</p>
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		<title>Metafore della velocità</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2009 21:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spotmediapolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[polis]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[velocità]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella socità occidentale il tempo è denaro.
Quindi chi ha più tempo (libero?) ha più denaro.
Chi ha poco denaro ha, di conseguenza, poco tempo. Dunque deve guadagnare tempo e, per farlo, la soluzione che la nostra società ci propone (impone?) è quella di essere più veloci. Che vuol dire andare di fretta, mangiare in fretta, bere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spotmediapolis.wordpress.com&blog=466419&post=77&subd=spotmediapolis&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nella socità occidentale il <strong>tempo è denaro</strong>.<br />
Quindi chi ha più tempo (libero?) ha più denaro.<br />
Chi ha poco denaro ha, di conseguenza, poco tempo. Dunque deve guadagnare tempo e, per farlo, la soluzione che la nostra società ci propone (impone?) è quella di essere più veloci. Che vuol dire andare di fretta, mangiare in fretta, bere il caffè in piedi. </p>
<p>Dagli albori della pubblicità (Carosello) il tema della velocità è stato un leit-motiv: dagli elettrodomestici &#8211; lavatrici, lavastoviglie, ecc. grazie ai quali la casalinga poteva guadagnare tempo libero (che avrebbe speso a scegliere l&#8217;ombretto, il mascara, l&#8217;abito pubblicizzato per farsi bella) &#8211; fino alle automobili.</p>
<p>Lo stesso messaggio pubblicitario (e, in generale, i programmi televisivi) hanno assunto, dagli anni &#8216;50 ad oggi &#8211; una velocità frenetica, un ritmo veloce, sincopato.</p>
<p>Ma ritorniamo alle <strong>automobili</strong>.</p>
<p>In questo caso la velocità non è funzionale al tempo che si guadagna, ma a se stessa. È il gusto di andare veloci, il piacere provocato dall&#8217;accelerazione del turbo, lo sprint al semaforo.</p>
<p>Tutto questo mentre vediamo affissioni stradali dove è scritto: &#8220;Meglio perdere un minuto nella vita che la vita in un minuto&#8221;. Ma allora perché mi vendono automobili che in quindici secondi raggiungono i cento chilometri orari?</p>
<p>Nelle pubblicità delle automobili un concetto dominante è quello della <strong>libertà</strong>. E la velocità è una metafora della libertà.</p>
<p><strong>La pubblicità che mi piacerebbe vedere</strong></p>
<p>Con i limiti di velocità fissati dal nostro codice della strada (50, 70, 90, 110, 130 Km/h) è proibito andare oltre una certa velocità. Ma nella pubblicità la velocità è sinonimo di libertà, e cattura le fantasie di molti automobilisti.</p>
<p>La pubblicità dice le bugie, per questo mi piace (il suo poter mentire, o forse meglio bleffare), ma non è il tipo di pubblicità che vorrei vedere.</p>
<p>Sarei contento se vedessi o ascoltassi una pubblicità del genere:</p>
<p>«Quando sei fermo, spegni il motore, così inquini meno» (ne ho vista una con questo messaggio a Livigno);</p>
<p>oppure:</p>
<p>«La nostra macchina ha un motore che inquina di meno e consuma di meno, anche se non raggiunge velocità elevatissime. Tuttavia è poco logico offrirvi un&#8217;auto che superi i limiti di velocità consentiti nel vostro Paese».</p>
<p>Quest&#8217;ultima sarebbe una pubblicità veritiera, e per questo non è possibile produrla. Non farebbe leva sul desiderio, ma sul nostro senso etico, sulla serietà.</p>
<p>Quando potrà esistere una pubblicità di questo genere?</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Quando, per l&#8217;appunto?</p>
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		<title>Effetto realtà</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 19:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spotmediapolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle caratteristiche della televisione è l&#8217;effetto realtà.
Quello che vediamo alla televisione è reale. Non solo, ma molto spesso l&#8217;effetto di senso è quello di farci credere che ciò che viene trasmesso sia più reale del reale. 
Per fare questo la televisione utilizza diverse tecniche: l&#8217;intervista, la ricostruzione del fatto, la diretta. Il telespettatore non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spotmediapolis.wordpress.com&blog=466419&post=73&subd=spotmediapolis&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Una delle caratteristiche della televisione è l&#8217;<strong>effetto realtà</strong>.<br />
Quello che vediamo alla televisione è reale. Non solo, ma molto spesso l&#8217;<strong>effetto di senso</strong> è quello di farci credere che ciò che viene trasmesso sia <strong>più reale del reale</strong>. </p>
<p>Per fare questo la televisione utilizza diverse tecniche: l&#8217;intervista, la ricostruzione del fatto, la diretta. Il telespettatore non può ribattere a niente di quello che gli viene detto e raccontato. I personaggi del teleschermo non lo sentono. Al massimo può cambiare canale, o spegnere la televisione, ma in nessun caso può venire ascoltato.</p>
<p>La televisione è un medium che viene fruito <strong>passivamente</strong>. Per superare questo ostacolo gli spettacoli televisivi utilizzano la telefonata in diretta e gli SMS. In questa maniera il telespettatore può in piccola misura sentirsi attivo e partecipe della trasmissione. Inoltre, grazie a queste tecniche, la televisione aumenta il suo effetto di realtà.</p>
<p>Tuttavia, analizzando il fenomeno più nello specifico, noterete che la televisione racconta e mostra la realtà, ma non è la realtà. Cosa opposta a quello che invece vuole essere ed è, nella logica del racconto. La televisione è la realtà, ed è più reale del reale.</p>
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