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Voce marcata come ‘consumo’

Consumo :: Bibliografia breve

27 Maggio, 2009 · Lascia un Commento

ALIBERTI, G., Dalla parsimonia al consumo. Cento anni di vita quotidiana in Italia (1870-1970), Le Monnier, Firenze 2003:

AUGÉ, MARC, Nonluoghi: introduzione a una antropologia della surmodernità, Eleuthera, Milano 1996;
AUGÉ, MARC, Disneyland e altri nonluoghi, Bollati Boringhieri, Torino 1999;

BAUDRILLARD, JEAN, La società dei consumi: i suoi miti e le sue strutture, Il Mulino, Bologna 1976;

BAUDRILLARD, J., L’illusione dell’immortalità, Armando Editore, Roma 2007;

BAUMAN, ZYGMUNT, Homo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi, Erikson, 2007;

BAUMAN, Z., Modus vivendi. Inferno e utopia del mondo liquido, Laterza, Bari 2007;

BOURDIEU, PIERRE, La distinzione. Critica sociale del gusto, Il Mulino, Bologna 2001;

CAPUZZO, P. (a cura), Genere, generazione e consumi. L’Italia degli anni Sessanta, Carocci, Roma 2003;

CAVAZZA, STEFANO – SCARPELLINI, EMANUELA (a cura), Il secolo dei consumi, Carocci, Roma 2006;

CAVAZZA, STEFANO, Dimensione massa. Individui, folle, consumi 1830-1945, Il Mulino, Bologna 2004;

CODELUPPI, V., Lo spettacolo della merce, Bompiani, Milano 2000;

CRAINZ, G., Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni ottanta, Donzelli, Roma 2003;

CROSS, G., Tempo e denaro. La nascita della cultura del consumo, Il Mulino, Bologna 1998;

GALBRAITH, J. K., La società opulenta, Edizioni di Comunità, Milano 1963;

LAFARGUE, P., Il diritto all’ozio, Feltrinelli, Milano 1983;

MANDEVILLE, B., La favola delle api, ovvero Vizi privati, pubblici benefici, Laterza, Roma-Bari 2000;

PELLEGRINI, L., Il commercio in Italia. Dalla bottega all’ipermercato, Il Mulino, Bologna 2001;

PEZZINI, I., Immagini quotidiane. Sociosemiotica visuale, Laterza, Roma-Bari 2008;

SASSATELLI, R., Consumo, cultura e società, Il Mulino, Bologna 2004;

SCARPELLINI, E., Comprare all’americana. Le origini della rivoluzione commerciale in Italia 1945-1971, Il Mulino, Bologna 2001

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Che tipo di consumatore sei?

25 Maggio, 2009 · Lascia un Commento

Comprate perché una cosa vi serve o per noia? Vi piacciono di più gli oggetti con una chiara funzione o siete attirati dalle ultime novità della moda?
Ma soprattutto, acquistate un oggetto anche se, di quell’oggetto, non ne avete veramente bisogno?
In questo breve scritto cercerò di illustrarvi alcune teorie semiotiche, lasciandovi il compito di scoprire che tipo di consumatore siete.
Il semiologo J.M. Floch distingue quattro tipologie di consumatore:
1. consumatore pratico (concreto e razionale, con atteggiamento utilitarista)
2. utopico (con valori esistenziali, interessato alla sua identità e alla sua espressione nella società)
3. consumatore critico (valori non esistenziali, essenza del prodotto, rapporto qualità / prezzo)
4. consumatore ludico (ama giocare con i beni di consumo)
All’interno di questa significazione minima vanno a costituirsi varie sfumature nella tipologia del consumatore, che può collocarsi tra un comportamnto pratico e critico o tra uno utopico e ludico. Ma il comportamento di un consumatore può anche variare a seconda della sua situazione psicologica o della tipologia di prodotto. Uno stesso consumatore può assumere un giudizio pratico per una serie di merci e un giudizio ludico per altri oggetti.
Un’ulteriore aspetto che va studiato nel cercare di definire la tipologia di consumatore e il nostro rapporto quotidiano con le merci riguarda l’aspetto temporale dell’acquisto.

Vanno analizzati tre periodi temporali:
i) la fase precedente all’acquisto,
ii) la fase dell’acquisto vero e proprio e
iii) la fase del dopo-acquisto – se cioè dell’acquisto siamo soddisfatti o meno, se avvertiamo il dubbio che il nostro acquisto sia stato frutto di un capriccio o se invece siamo convinti di quello che abbiamo comprato.
Chi “consuma” viene sollecitato in fase di pre-acquisto dalla pubblicità, che nella società post-industriale non offre solo il prodotto ma l’emozione. Crea dei desideri che devono essere appagati con l’acquisto di prodotti, facendo molto spesso gioco-forza sulle caratteristiche immateriali del prodotto (il marchio). Il prodotto si trova così ad incarnare non solo un oggetto quanto – e soprattutto – uno stile di vita legato ad un certo oggetto.
In fase di acquisto si mettono poi in campo delle strategie per cercare di capire l’orientamento dei consumatori: carte prepagate o carte fedeltà che hanno lo scopo, in cambio di piccoli sconti, di fornire delle statistiche sui prodotti acquistati e sulla loro quantità, sulla loro forma o colore.
Infine, in fase di post vendita, sondaggi e questionari – spesso con la promessa di un premio o di un concorso – cercano ancora di “migliorare il tiro”, cioè di capire perché un prodotto vende più di un altro, se il cliente è soddisfatto e rifarebbe lo stesso acquisto una seconda volta, quali prodotti sono più importanti di altri in fatto di vendite.
Tutte queste variabili rendono estremamente complesso definire dei tipi stabili di consumatori, ma ci aiutano a capire meglio il problema del perché (motivazione) e del cosa (scelta) acquistiamo.
Possiamo capire quali sono i prodotti che ci piacciono per il loro contenuto emotivo e simbolico e quali invece per le loro funzionalità pratiche. Infine, possiamo guardare ai nostri acquisti con occhi più critico, magari evitando acquisti inutili, ripensamenti, delusioni.

Categorie: consumo
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L’ipermercato come luogo di riflessione

24 Maggio, 2009 · Lascia un Commento

Anche l’ipermercato può diventare un luogo di riflessione sulla società moderna basta semplicemente che ci andiate senza quei preconcetti che vi fanno apparire le cose come non sono.

Provate ad esempio ad entrare in uno di questi ipermercati e fate uno o più di questi esperimenti.

Esperimenti

Entrate in un ipermercato e:

Esperimento 1

- cercate di immaginare quello che le merci nascondono.

Esperimento 2

- cercate di vedere non quello che c’è ma quello che non c’è nell’ipermercato

Esperimento 3

- portatevi un registratore portatile. Fate dei giri in silenzio nei vari reparti e registrate i rumori che ci sono. Potete anche decidere di registrare i rumori di vari reparti e confrontarli.

Esperimento 4

- guardate i divieti che sono presenti nell’ipermercato. Provate anche a immaginare quello che non potete fare

Ed infine:

Esperimento 5

- inventatevi una performace artistica da fare all’interno dell’ipermercato.

Buon Viaggio.

Categorie: consumo · società
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Etimologia

19 Maggio, 2009 · Lascia un Commento

[con-su-mà-re]

1. far scemare o logorare con l’uso;

2. impiegare, utilizzare un bene [...] impiegare molta energia; richiedere una quantità eccessiva di combustibile o di carburante;

3. mangiare, bere. consumarsi – struggersi, logorarsi; ridursi poco per volta; esaurirsi, finire. Dal latino “consumere”, spendere, impiegare.

[con-sù-mo]

1. il consumere, il consumarsi; ciò che si consuma;

2. fruizione di un bene o di un servizio al fine di soddisfare direttamente un bisogno; 3. quota di reddito assorbita dai consumi. Derivazione di “consumare”.

[con-sù-mi-smo]

nelle società capitalistiche, tendenza a sviluppare sempre nuovi consumi privati, anche per mezzo della pubblicità e di altre forme di condizionamento di massa.

(Cfr. Il Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, Edizione Speciale Utet, Torino 1993)

Categorie: consumo
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Io consumo :: premessa

15 Maggio, 2009 · Lascia un Commento

1.
Quando respiro consumo aria – ossigeno esterno.
Quando mi muovo – ogni movimento – è un consumo di energia interna.
Per avere energia interna io devo consumare sostanza esterne – proteine, vitamine, grassi, zuccheri, ecc.
La vita è un continuo consumo.

Niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma.

In condizioni normali non mi rendo conto, né mi pongo il problema di cosa consumo, di come lo consumo, del perché consumo proprio quello e non qualcosa d’altro, da dove proviene ciò che consumo.

In condizioni anormali – carestie, isolamento, malattia, ecc. – probabilmente mi farei le domande sopra. Forse tenderei a consumare di meno. Forse.

Mi devo chiedere se vivo in una situazione normale o anormale. Il concetto di normale e del suo opposto anormale è relativo.

2.
Ogni mio consumo produce un rifiuto. Il sudore è un rifiuto. Gli escrementi sono un rifiuto. Il packaging dei prodotti che consumo sono rifiuti.
Ci sono rifiuti che posso riciclare e altri che non so o non posso riciclare.
Il sudore non è riciclabile.

3.
In Italia si è passati da un periodo di parsimonia (fino al secondo dopoguerra) ad un periodo di consumo (dagli anni ‘50 e in modo particolarmente intenso dagli anni ‘60).
La società mass mediatica mi dice che devo consumare. Mi spinge a farlo. Vorrebbe farmi pagare dei beni materiali a rate purché io consumi.
L’economia vuole che io consumi. Ogni azienda vuole che il suo fatturato continui ad aumentare. Per sempre, per sempre, per sempre.

4.
Le mele esposte al supermercato, tutte uguali, tutte grosse e belle, senza ammaccature, sono la negazione della morte.
I frutti transgenici, belli, perfetti, regolari, sono l’inno all’immortalità.
La frutta bacata nei dipinti di Caravaggio o in alcuni dello spagnolo Zurbaran sono la metafora della caducità umana. Invocano la frase “Ricordati che devi morire”.
Il marchio (brand) vuole essere immortale e vuole donarVi parte della sua immortalità.

Questi brevi e iconici pensieri mi hanno portato a svolgere un’analisi della nostra società dei consumi. Una maniera per ri-appropriarmi della consapevolezza di quello che faccio delle cose che mi circondano e che mi chiedono – attraverso la pubblicità – di essere consumate.

Buona digestione…
Buona lettura

P.S. = se dovessi scegliere un’immagine del consumismo sceglierei la lavatrice.
È l’elettrodomestico per antonomasia – grazie al quale le donne avrebbero lavorato di meno e avrebbero avuto più tempo libero – tempo libero ri-occupato da nuove occupazioni!
È la metafora della pulizia. Esteriore e materiale innanzitutto (calzini, mutande, maglie, pantaloni, lenzuola, ecc.), ma desidererei una lavatrice per le cose immateriali (stili di vita, trend, brand, management, parole, parole, parole). Ripulire il cervello dagli slogan pubblicitari, dai gingle che fishietti andando al lavoro o in vacanza, di domenica. Purtroppo questo tipo di lavatrice non esiste come oggetto da acquistare. Bisogna ottenerla dentro di sé.
Non è cosa facile.
Rischia di portarti fuori dal sistema e rischi di essere escluso ed evitato.
Questo è molto peggio del più terribile film horror che abbiate mai visto.
Brividi…
Ancora parole [paure?].

Categorie: consumo
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