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Voce marcata come ‘pubblicità’

L’arte nella (della) pubblicità

7 Luglio, 2009 · Lascia un Commento

La pubblicità non è arte, altrimenti non si chiamerebbe più pubblicità ma si chiamerebbe arte e questo capitolo non avrebbe più senso di esistere.

Tuttavia è interessante notare come una delle aspirazioni della pubblicità sia quella di tendere ad una sua propria “artisticità”. Sono indicativi a questo proposito i molti premi che vengono messi in palio per premiare gli spot migliori.

Riprendiamo il nostro discorso, e vediamo dove ci conduce.

La pubblicità ricorre ad iconografie riconducibili al mondo artistico (dipinti, sculture, nature morte), teatrale, simbolico (l’Inferno e il Paradiso), mitologico (la Dea, la Ninfa), religioso (la Vergine, l’Angelo), storico-letterario e, più in generale, culturale.

In questo modo pubblicità fa uso di determinate figure (retoriche) visive come la “partecipazione magica per accostamento”, in cui l’evocazione di opere artistiche riconosciute pubblicamente come tali, riverbera il loro prestigio sul prodotto; la metafora e la metonimia (affiancate il più delle volte da un testo verbale); o l’antonomasia, che sicuramente è una delle figure più usate (un uomo che usa un certo profumo si pone come “tutti gli uomini”).

Un’altra caratteristica di certe pubblicità, che le pongono ad un grado più elevato d’estetica d’immagine – se così si può dire – è che esse, ricalcando modelli stilistici e modalità compositive delle avanguardie artistiche e facendo uso di particolari procedimenti tecnico-fotografici e cinematografici, istituisce stretti rapporti col mondo artistico proponendosi a sua volta come “fenomeno artistico” e, più precisamente, come “pubblicità artistica”.

Categorie: pubblicità
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Televisione. Esercizio 2

2 Luglio, 2009 · Lascia un Commento

Questo esercizio riguarda la pubblicità.

Ricordatevi che le trasmissioni televisive funzionano grazie alla pubblicità (non solo le televisioni televisive, ma tutti i media). I profitti della pubblicità costituiscono il corpo della televisione e quello viene trasmesso è in funzione del vostro acquisto immediato o futuro.

Ma ritorniamo al nostro esercizio.

Munitevi sempre di carta e penna per prendere appunti.

Anche in questo caso guardate la televisione senza l’audio. Osservate le varie pubblicità e cercate quale può essere l’elemento visivo che le accomuna.

In secondo luogo provate a dare un senso a quello che vedete. Questo esercizio andrebbe fatto avere prima visto la pubblicità con l’audio, ma se conoscete già lo spot che va in onda fate comunque l’esercizio. Magari abituatevi a togliere l’audio ogni volta che viene trasmessa la pubblicità.

Infine provate a scrivere quello che secondo voi stanno dicendo i personaggi della pubblicità. Se non ci sono personaggi provate a scrivere le frasi che potrebbero accompagnare le immagini che vedete.

Buon divertimento.

Categorie: televisione
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Il palinsesto televisivo

15 Maggio, 2009 · Lascia un Commento

Se la carta stampata deve organizzare gli spazi, la televisione deve organizzare il tempo.
Nella televisione generalista commerciale il tempo è denaro, anzi forse vale di più. È una risorsa preziosissima, al punto da influenzare quella risorsa principe che la televisione dovrebbe darci: l’informazione.
Capita molto spesso che l’intervistatore faccia concludere contro voglia l’intervistato, a prescindere da quello (importante o no) che sta dicendo.
«Sintesi» sembra la parola più utilizzata. Anche se devono essere spiegati concetti complessi, che difficilmente tutti i fruitori potranno comprendere, il fantasma della sintesi incombe:
«Lo dica in fretta perché dobbiamo concludere»
«Lo dica in quaranta secondi perché poi c’è la pubblicità e dalla regia mi fanno già cenno…»
O, ancora peggio:
«Lo dica brevemente, con parole semplici, che tutti possano capire» (come puoi sintetizzare in mezzo minuto quelle cose per le quali hai impiegato diversi anni della tua vita per capire/scoprire/creare?)

Il fast thinking è un fast food culturale (Cfr. BOURDIEU, P., Sulla televisione, Feltrinelli, Milano 19979). Per parlare alla TV bisogna pensare in fretta, parlare in fretta, e in alcuni casi il pensare è un’attività troppo lenta: bisogna dire senza pensare, perché non c’è il tempo per farlo. Ecco allora che per dire qualcosa quando non c’è tempo si ricorre alla banalità e al luogo comune. Tutti lo recepiscono e lo comprendono perché già lo sanno – appunto, è un luogo comune!

Una delle cose che più abbruttiscono internet è la velocità. Io ho bisogno di lentezza per pensare, altrimenti non digerisco le informazioni. Voglio un internet lento.
Nella televisione accade lo stesso e non è un caso che l’attività più diffusa di fronte allo schermo sia lo zapping.
Si cambia continuamente canale. Le immagini che velocemente scorrono sulla mia retina non vengono rielaborate, ma solo assorbite. Ho l’impressione di non capire quello che vedo.

Per capire la televisione di oggi ho bisogno di ritornare alla televisione di ieri, ad altri ritmi visivi. Alla “paleotelevisione” (Cfr. ECO, U., Sette anni di desiderio, Bompiani, Milano 1983).

Negli anni ‘50 e ‘60 i programmi televisivi erano delimitati l’uno dall’altro grazie alle sigle che ne stabilivano l’inizio e la fine. Anche la pubblicità aveva degli spazi delimitati, spesso compariva alla fine del programma. La programmazione rispettava orari precisi: “Fino al 1958 i programmi iniziavano alle 17.30, c’era una lunga pausa dalle 19.30 alle 20.45, e le telecamere si spegnevano poco dopo le 23. [...] si giunse nel 1968 ad un palinsesto quasi sequenziale, con l’inizio delle trasmissioni alle 12.30 e una sola pausa, più che altro simbolica, tra le 14 e le 14.45.” (Cfr. CAPRETTINI, G.P., La scatola parlante, Editori Riuniti, Roma 1996, pag. 40).

A partire dalla metà degli anni ‘70 il palinsesto televisivo comincia a cambiare. Il primo gennaio 1977 chiude definitivamente Carosello – lo spazio degli sponsor – le TV private cominciano ad entrare nelle case degli italiani. E per le TV private la fonte di guadagno è rappresentata dagli sponsor, che pian piano invadono tutti gli spazi vuoti dei palinsesti televisivi. La programmazione occupa tutta la giornata, compresa la fascia del mattino. I programmi diventano frammentati e contenitori di altri contenuti (televendite, spazi per gli sponsor). La pubblicità invade film e telefilm, spezzandone il ritmo, accentuandone una visione sincopata. Le inquadrature dei talk-show e di altri programmi contenitori accentuano uno stile “barocco”: non più inquadrature fisse, ma viste dall’alto, dal basso, decentrate, zoom. Siamo nel pieno dell’epoca “neobarocca” (Cfr. CALABRESE, O., Mille di questi anni, Laterza, Bari 1991). Una delle caratteristiche del “neobarocco” che più interessano il nostro discorso è la spettacolarizzazione: dai programmi come RTV dove una conduttrice in costume da bagno, comodamente sdraiata su un lettino con una piscina accanto e un paesaggio bucolico di sfondo, sorride compiaciuta mentre annuncia il prossimo video di una qualche sciagura o di un qualche spettacolare incidente, fino alla spettacolarizzazione della vita quotidiana (sport, beghe o tragedie familiari) e infine alla spettacolarizzazione della vita politica. Piccoli frammenti che si succedono a pubblicità di pochi secondi, continue, che si duplicano nello zapping, in tutte le maggiori reti nazionali.

Stiamo arrivando al punto nel quale è la stessa pubblicità a dettare il palinsesto e a creare il suo pubblico, a mettere dei paletti all’informazione. Come puoi parlare male del tuo sponsor? Come puoi pensare di fare una informazione libera quando le notizie filtrare dai mezzi di informazione devono sottostare ai finanziamenti dei tuoi sponsor che sostengono la tua emittente? Può, ad esempio, una rivista di moda parlare male della collezione primavera/estate di un determinato marchio che ha comperato alcune pagine pubblicitarie proprio in quella rivista di moda?

Naturalmente l’ideale dell’informazione è quella di essere libera, ma questi sono alcuni dei pericoli che incombono sull’informazione che ogni giorno riceviamo dalla televisione. Stiamo dunque attenti, e guardiamo con occhio critico (e soprattutto pensiamo – slow thinking oltre che slow food) a quello che in televisione viene chiamata “informazione”.

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Pubblicità invasiva (2)

2 Ottobre, 2007 · Lascia un Commento

 

La pubblicità è l’anima del commercio. D’accordo. Questo si sapeva.

Si sa, ma si preferisce, a volte, ignorarlo, che la pubblictà per vendere ci continua a proporre i suoi messaggi più o meno creativi, le sue argomentazioni a volte – spesso – faziose, i suoi divertenti giochi di parole, le sue bugie. A volte ci suggerisce, a volte ci assorda, spesso invade spazi liberi per insegnarci i suoi ritornelli e i suoi gingle.

 

Così nello spazio della bloggosfera mi capita di imbattermi in pubblicità tra un post e l’altro, a destra a sinistra in alto e in basso dei post. Addirittura nelle parole del post, quando, anche per errore, ci vado sopra con il mouse, si apre una finestra che mi propone un acquisto o semplicemente, ma con furbizia, mi invita a visitare un sito per prendere visione del prodotto tal dei tali.

 

La sensazione che ho avuto è simile a quella di quando tornavo a casa, aprivo la cassetta delle lettere e trovavo pubblicità, pubblicità e pubblicità. Poi ho attaccato all’esterno della cassetta un adesivo con scritto “no pubblicità” e i grammi di carta – se non addirittura gli etti – che dovevo periodicamente portare nel cassonetto della raccolta differenziata sono notevolmente diminuiti.

 

Ritorno alla bloggosfera. Alcuni giorni fa mi sono iscritto ad un sito cosiddetto “Social Network”, forme di giornalismo democratico. Va bene, dico, può essere interessante. Mi registro, inserisco articoli, invio commenti, poi mi accorgo – tra le righe – che la pagina che sto visualizzando e leggendo è piena di pubblicità, anzi dirò di più: è invasa dalla pubblicità.

Sarà giornalismo democratico, penso tra di me, ma in questo caso la pubblicità esprime un regime totalitario.

 

Quando poi trovo una parola sottolineata nel mio post e ci vado sopra, si apre una finestra con un suggerimento pubblicitario.

 

 Aiuto! Mi sento soffocare. E non resisto dall’allontanarmi da questo sito.

 

p.s. = nella figura sottostante le pubblicità sono cerchiate in blu 

 

pb_invasiva2.jpg 

Categorie: pubblicità
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